Federalismo Fiscale: un disequilibrio tra Nord e Sud

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Agenpress. Diciamoci la verità: a chi interessa salvaguardare il patrimonio delle regioni, specialmente quando le regioni sono quelle che si trovano al Sud Italia? E’ la fantasia poco da sottovalutare quella sulla questione sull’autonomia differenziata a cui i governatori, di Veneto e Lombardia, aspirano affinché le loro situazioni finanziarie (Irpef e Iva) restino all’interno dei loro confini.

La fenomenale intuizione del federalismo fiscale tanto amato dai governi che l’hanno voluta, ha caratterizzato un accentuato disequilibrio tra il Nord e il Sud portando il divario del PIL pro capite ai livelli degli anni ’50; “solo che in questo caso non abbiamo avuto un conflitto mondiale”. Eppure in ambito della sanità paradossalmente un meridionale spende per curarsi mediamente, all’anno, circa €1.800 mentre un settentrionale, invece, circa €2.000.

In un Paese politicamente serio sarebbe inammissibile dover scoprire che più marcatamente al Sud aumentano i disagi o si riducono al lumicino gli investimenti in formazione della scuola, dell’università, della cultura e la ricerca che sono, invece, il necessario impulso che affranca un Paese dalle spire della recessione.

Dovrebbe essere, quindi, fondamentale rafforzare il capitale sociale per fronteggiare il cancro delle mafie. Per ammutolire poi dell’incredibile divergenza regionale degli investimenti pubblici. Dunque al netto della dinamica attuativa che il federalismo fiscale impone, Zaia e Fontana si troverebbero a fare i conti con i grossi problemi interni; il Veneto, ad esempio, deve fare sistemare l’esuberante spreco di denaro pubblico tipo: Mose, Pedomontana, falde acquifere inquinate e la questione Galan ancora da chiarire.

Ma restando in tema dei vari divari che caratterizzano queste differenze tra le regioni del Nord e quelle del Sud, il paradosso si intensifica in cui l’incidenza delle imposte nelle città del Sud risulta persino maggiore rispetto a quella osservata al Nord. Infatti rispondendo al governatore Zaia, sfatando un altro luogo comune, la pressione tributaria al Sud, in proporzione al PIL dell’area, risulta in crescita dal 2016 e soprattutto superiore nel Mezzogiorno (34,1% contro 33,5%) per effetto delle imposte locali che al Sud raggiungono il 6.6% contro il 4.9% Nord. (dati CTP)

Chi ha letto attentamente il testo del decreto sull’autonoma differenziata, probabilmente si è accorto che la violazione degli intenti si articolano nell’attuazione perversa del federalismo fiscale. Il quale predominante arricchisce sistematicamente le regioni del Nord indebolendo drasticamente quelle del Sud. Questo conferma che l’interdipendenza economica rafforza il paese nelle sue componenti territoriali. Non capirlo o fingere di non capirlo è un’operazione pericolosa.

Giuseppe Gallinella