L’ opinione di Roberto Napoletano. Crisi di Governo, dalla Palude si esce con il Sud. Pd e M5S facciano un governo per cancellare la vergogna della “spesa zero” al Mezzogiorno

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Roberto Napoletano Direttore del Quotidiano del Sud e l'Altravoce dell'Italia

Il “suicidio perfetto” di Salvini  che lo libera dal peso del governo e lo regala alla propaganda di cui è maestro


Agenpress. Il “suicidio perfetto” di Matteo Salvini dal Papeete beach di Milano Marittima si disvela ora dopo ora nelle sue dimensioni qualitative e quantitative. Ha fatto tutto da solo e costringe il Bel Paese, sotto una canicola africana, alla prima crisi di ferragosto della Repubblica italiana con riti a tratti venezuelani o peronisti. Tra una “capigruppo” e l’altra, trolley, abbronzature invidiate e scioglilingua tra calendario e calende, colpi di teatro da provocatore di mestiere (mandiamo a casa 345 deputati la settimana prossima, poi subito al voto) e scene ripetute da circo Togni dove tutti abboccano alla provocazione e rumoreggiano come al Bar Sport arzigogolando su comunicazioni del Presidente e mozione di sfiducia.

Ha seguito il suo istinto il leader del Carroccio che lo porta lì dove lo porta il cuore e, cioè, a fare la propaganda, ovunque e con chiunque, dalle spiagge romagnole alle piazze umbre fino a palazzo Madama, esercitandosi in quell’arte in cui ha dimostrato di essere un maestro insuperabile e che lo porterà presumibilmente a conquistare nuovi trofei regionali. Nel “suicidio perfetto” c’è un calcolo non so se consapevole che porta l’uomo della propaganda a fare il meglio di quello che sa fare (appunto, la propaganda) e a liberarsi di quello che gli fa più fatica fare (governare) perché non gli piace o non lo sa fare. Permettetemi, a questo punto, di sottolineare che in quest’aula che è il tempio della democrazia non si è parlato mai di un problema uno dei problemi (veri) del Paese che sono la crisi globale mondiale, la caduta tedesca, il furto con scasso di risorse pubbliche operato dal Nord a spese del Sud che accende un’ipoteca di declino sull’intero Paese, l’esodo di talenti giovanili che fa parte dello stato di famiglia italiano. Diciamo la verità, non abbiamo visto una bella classe politica ma il classico spettacolo da Bar Sport e ci permettiamo di continuare in questo lavoro di contenuti che è l’unica possibilità che ha questa classe politica per uscire dalle sabbie mobili nelle quali si è auto-impantanata.

Mettere in sicurezza la finanza pubblica, chiarire e stabilizzare il nostro ruolo in Europa,  certificare in Parlamento l’operazione verità sulla spesa pubblica allargata tra Nord e Sud. Su quest’ultimo punto ci permettiamo di sottolinearne la strategicità in un ipotetico accordo di governo di tregua, scopo, se di legislatura lo si vedrà, tra Cinque stelle e Partito democratico. Perché di questo si tratta ora non di altro a meno che dentro il CentroDestra Forza Italia non si renda conto che la proposta liberale, popolare e europeista è incompatibile con quella sovranista e anti-europea e voglia essere della partita. Non è più possibile accettare in silenzio le recidive esternazioni contro i terroni e le contumelie ripetute agli “spreconi” del Sud di un Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, da noi ribattezzato in arte il “Paglietta” perché il “Gallo” è il collega lombardo Fontana, che ha in casa con il Mose la madre di tutte le corruzioni e distorsioni moderne e che allunga mani rapaci su risorse pubbliche che non sono sue per spendere e spandere in mille rivoli assistenziali che il nostro Petrobelli documenta quotidianamente, da par suo, con la dovizia fattuale dei grandi giornalisti di inchiesta.

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