L’ opinione di Roberto Napoletano. Perché la nave Italia ha bisogno di un timoniere internazionale

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Roberto Napoletano Direttore del Quotidiano del Sud e l'Altravoce dell'Italia

Agenpress – Sulla folle crisi di ferragosto e l’orrendo spettacolo offerto dal nostro Parlamento ci siamo già espressi. Abbiamo assistito prima, in mezzo e dopo a scene peroniste, a tratti folcloristiche, con l’uomo solo a torso nudo che parla al Paese dalla spiaggia e confonde il consenso dei sondaggi con le chiavi del potere assoluto.

Scene da versione casereccia dello Stato libero delle Bananas dove, tra alti e bassi, lo show sovranista si mescola o litiga con lo show populista e non riesce neppure più a mascherare la cruda realtà. Che è quella di avere ridotto il Paese, in pochi mesi di governo, al minimo storico di reputazione sui mercati, schiacciato e umiliato perfino da portoghesi e spagnoli, e di avere azzerata la crescita aumentando le diseguaglianze.

Siamo sempre il fanalino di coda nella crescita europea, ma siamo anche “orgogliosamente” privi della minima consapevolezza che restiamo l’unico Paese in Europa a non aver raggiunto i livelli pre-crisi. Per amore della verità, abbiamo apprezzato l’intervento del Presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte, per la fermezza delle enunciazioni, il saldo ancoraggio alla forza delle regole e della collocazione europeista e transatlantica, l’impegno sul Mezzogiorno, un linguaggio da aspirante statista e una coerente assunzione di responsabilità. La frequentazione dei social network priva la nostra classe politica della capacità di fare discorsi minimamente articolati e di liberarsi da un’esposizione che esca dalla logica dei 280 caratteri massimi e francamente, forse anche a causa dello stato confusionale che vive da qualche settimana, se ne sono viste le tracce nella replica di Salvini e, più in generale, se ne vedono i segni diffusi in un racconto percepito dei fatti che non è vero ma è solo quello di Facebook che, però, domina tra gli strumenti di informazione e, quindi, condiziona le valutazioni comuni. Il tempo della ricreazione, a nostro avviso, è finito da un pezzo.

Se non si vuole sprecare anche l’occasione paradossalmente offerta dalla follia della crisi di Ferragosto bisogna velocemente prendere atto che nel mondo della realtà la piccola nave italiana deve solcare i mari procellosi della nuova crisi globale dove si intersecano il rischio di una nuova bolla americana, una Cina acciaccata dalla guerra trumpiana dei dazi e a sua volta guerriera contro i titoli di stato statunitensi, la recessione tedesca prossima ventura e l’imminente attacco del solito Trump al cuore dell’Europa e ai suoi prodotti, la speranza piena di incognite sui Paesi emergenti, le due Italie divise e lacerate. C’è bisogno di una mano ferma sul timone che eviti al barcone italiano di finire rovinosamente sugli scogli.

Per questo, al di là del vaniloquio permanente che persiste, al Paese non serve un governo comunque. Servono due tipi ben precisi di governo, uno di breve termine, e uno di lungo termine, a seconda delle intese politiche possibili, che siano in grado rispettivamente il primo di affrontare le emergenze il secondo di ridare dignità agli italiani nel mondo e rimettere in carreggiata anche per gli anni a venire la nostra economia.

Servono profili adeguati, a seconda della bisogna, ma dei nomi parleremo dopo valutando anche le disponibilità. I punti ineludibili di questa azione di governo sono quattro: legge di bilancio per mettere in sicurezza la finanza pubblica; nomina di un commissario europeo di assoluto prestigio che permetta di ambire a un portafoglio economico rilevante e rinsaldi il nostro ruolo di Paese fondatore; la designazione nel board della Banca Centrale Europea di chi è unanimemente ritenuto la persona giusta per la banca e per l’Italia evitando la sgradevolezza di fare designazioni respinte al mittente; operazione verità sulla ripartizione della spesa pubblica tra Nord e Sud perché sia chiaro a tutti che con il trucco della spesa storica le parti ricche del Paese sottraggono indebitamente decine e decine di miliardi l’anno di investimenti alle parti povere danneggiando le une e le altre in quanto privano l’Italia nel suo insieme di una prospettiva di crescita rilevante. Fin qui si può fermare il governo di breve termine, chiamatelo di tregua, di scopo, istituzionale, non fa differenza.

Se invece emergono condizioni politiche perché la nostra classe politica ritrovi il senso smarrito dell’interesse generale e della cultura della responsabilità per misurarsi in una logica di ampio respiro con le asprezze della crisi globale, le priorità attribuite all’Europa e al riequilibrio degli investimenti dal partito democratico vanno in questa direzione, allora tutta la partita si gioca sul credito internazionale del nuovo presidente del consiglio che può incidere positivamente sulla reputazione italiana sui mercati e sulla capacità di fare scelte coraggiose di politica economica che mettano il Mezzogiorno al centro degli investimenti in infrastrutture di sviluppo (non assistenzialismo) recuperando la regola d’oro ciampiana del 45% e mettano ordine con riforme strutturali (vere) in un piccolo Paese impazzito con la panna montata dei venti staterelli regionali e impoverito dalla miopia egoista di alcuni Governatori del Nord.

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https://www.quotidianodelsud.it/laltravocedellitalia/editoriali/2019/08/22/leditoriale-direttore-roberto-napoletano-perch-nave