Antonella Cortese, criminologa e vicepresidente Aispis: “no a foto figli su web”

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Agenpress. La vita puo’ trasformare un uomo in un orco: niente più di umano in chi va a caccia sul web alla ricerca di pedofilia e pedopornografia online, niente più di umano per chi violenta donne e bambine. E’ accaduto a Treviso. Violentava la figlia di due anni e metteva video in rete.

E’ stato arrestato grazie alla segnalazione della polizia australiana, che indagando sui siti pedopornografici nel dark web ha rintracciato i video in cui compariva il volto del presunto orco.

Quando gli orchi sono in casa i bambini sono senza difese e per questo è necessario che dal mondo della scuola fino al comportamento responsabile dei vicini di casa andrebbe riconsiderata l’idea per un’educazione civica e morale che possa avere la sensibilità di riconoscere qualsiasi segnale d’allarme o grido d’aiuto che i minori sono sempre in grado di emettere.

Quando gli orchi sono sul web la lotta delle Forze dell’Ordine deve essere senza quartiere. Le polizie di tutto il mondo, insieme alle associazioni che si occupano della tutela dei minori combattono ogni giorno contro gli orchi che vanno a caccia di bambini, alla ricerca di immagini di pedopornografia o di esperienze dirette di abuso, come i turisti sessuali. Si tratta, purtroppo, di traffici frequenti, dissimulati sotto attività lecite e difficili da contrastare. Ma anche in questo caso l’educazione ad un coretto uso della rete è indispensabile.

Se la condivisione di foto e video con soggetti adulti comporta dei rischi limitati, non è così nel caso di soggetti minori. Molti utenti infatti condividono in totale buona fede le foto dei propri figli, magari in compagnia di altri minori. La prima regola dovrebbe essere quella di non condividere (e non far condividere) foto dei propri figli sui social media o almeno controllare sempre il livello di privacy dei contenuti multimediali, specialmente quelli che ritraggono minori.

Questo dimostra la complessità del web e inoltre evidenzia la necessità di un intervento dei provider e dei colossi del web fornitori di servizi come le piattaforme di file sharing. Non possono nascondersi più dietro la tutela della privacy e hanno la responsabilità di vigilare sul materiale che circola sotto il loro nome.

Così Antonella Cortese, criminologa e vicepresidente Aispis.