Mons. Oliva (Vescovo di Locri): “Santuario di Polsi e ‘Ndrangheta, un accostamento fatto dal Sen. Morra che ci offende”

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Il Santuario della Madonna di Polsi

Agenpress. Mi ha sorpreso che in un’aula così prestigiosa come quella parlamentare si potesse richiamare questo nostro Santuario, sito nel cuore dell’Aspromonte. Nel contesto di un dibattito sulla crisi di governo”.

Così il vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, in un’intervista rilasciata a In Terris, commenta l’accostamento del Santuario della Madonna di Polsi alla criminalità organizzata calabrese fatto dal senatore Nicola Morra (M5S) durante il suo intervento nel dibattito che ha seguito le comunicazioni in Senato del premier Conte.

Secondo il presule “l’accostamento del Santuario alla ‘ndrangheta, fatto da troppo tempo, è un’offesa grave a questo luogo che è meta di carovane di giovani e di tanti fedeli del Meridione d’Italia, che con linguaggio semplice e popolare esprimono la propria fede religiosa”.

Il vescovo Oliva ritiene che “il senatore on. Morra abbia voluto riferire un luogo comune, che collega questo nostro Santuario alla ‘ndrangheta. La cosa infastidisce molto noi che lo frequentiamo e sappiamo quello che si vive in esso. Peccato che in quel dibattito non c’era il tempo per dire degli sforzi che si stanno compiendo per ridare al santuario il suo vero volto e raccontare quanto grazie alla sinergia tra le istituzioni (forze dell’ordine, carabinieri, amministratori locali, Calabria verde, servizio di volontariato sanitario) vi si sta facendo”.

Il presule, inoltre, parlando della piaga della criminalità in Calabria ha spiegato che “la nostra terra ne soffre tantissimo e stenta a rialzarsi e a migliorare le sue condizioni sociali ed economiche, anche a motivo del grave condizionamento della criminalità organizzata. La mafia dev’essere combattuta da tutti, dalla Chiesa come dalle istituzioni. Pensare ancora ad una Chiesa alleata con la mafia è un pregiudizio che la mafia apprezza e non ha interesse a smentire. Noi non ci stiamo“.