L’ opinione di Roberto Napoletano. La traversata (obbligata) nel deserto italiano: la nuova coerenza meridionalista e l’operazione verità necessaria

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Roberto Napoletano Direttore del Quotidiano del Sud e l'Altravoce dell'Italia

Agenpress – Il discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tenuto ieri alla Camera per la fiducia, ha il respiro strategico della coerenza meridionalista del trentino De Gasperi e la forza rocciosa del suo conterraneo foggiano Giuseppe Di Vittorio, da Cerignola, bracciante agricolo figlio di bracciante, che dice no da leader della Cgil a Togliatti e si schiera contro i carri armati in Ungheria.

Propone un patto politico e sociale da governo di legislatura che ha l’obiettivo di abbattere il divario strutturale tra Nord e Sud per arrivare alla Conferenza di una nuova Europa che veda l’Italia protagonista e collochi al centro gli investimenti pubblici in infrastrutture di sviluppo. Presidia gli ancoraggi storici, europeo e transatlantico, della nostra collocazione internazionale, ma sottolinea la sfida strategica geopolitica del Mediterraneo allargato che ci vede candidati come interlocutore privilegiato di Africa, India, Sud-Est asiatico e, anche qui, si vede una traccia programmatica di coerenza dal Sud al Nord del mondo.

Ovviamente al netto delle insidie ricorrenti, soprattutto francesi, che non vanno sottovalutate e rendono vulnerabile questo itinerario di stabilità. Abbiamo alle spalle venti anni di discorsi programmatici di impronta nordista e di azione di governo conseguente che esprimevano il blocco di potere padano trasversale che vi era dietro e che si misuravano con le emergenze della finanza pubblica italiana acuite in modo abnorme dalle Grandi Crisi Finanziaria e Sovrana.

In un Paese diviso e lacerato con la piazza di Montecitorio occupata dalla destra ideologica che urla al golpe democratico, affiora ora la traccia di un disegno nuovo, direi controcorrente, che pone al centro la questione sociale nazionale e la priorità irrisolta della sua economia che è il riequilibrio mai avvenuto tra le due Italie, anzi aggravato da un sovranismo regionale del Nord egoista tanto miope quanto fuori dalla storia.

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