“Sangue del tuo sangue”, Andrea Biavardi sul tema del femminicidio

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Agenpress. «Cronista sono nato e cronista voglio continuare ad essere». E’ una vera dichiarazione d’amore quella di Andrea Biavardi direttore di “For Men Magazine”, di “Giallo” e di “Airone”, riviste del gruppo Cairo, che da qualche giorno è in libreria con il romanzo noir “Sangue del tuo sangue”. Modenese doc Biavardi ha iniziato a 19 anni a lavorare al Giornale.

In un intervista al quotidiano Spraynews.it racconta del suo ultimo lavoro:

Un giorno Montanelli venne in visita alla redazione locale di Modena. Salutò i colleghi, sapeva i nomi di tutti noi, e quando arrivò davanti a me disse: “Biavardi ti seguo sempre”. Non sapevo che dire, ero imbarazzatissimo. E’ stato il più grande giornalista che abbiamo avuto in Italia. Un uomo libero senza padroni. Ma tra le figure luminose del mestiere non posso non ricordare il mio conterraneo e maestro insuperabile, Enzo Biagi.

Ecco, dovremmo cercare tutti di ricordarci di questi due personaggi, ogni volta che ci mettiamo alla scrivania a fare il nostro lavoro. In Cario editore, mi avevano proposto da tempo di fare un giallo. Lì per lì ho avuto qualche remora, ricorda Biavardi a Spraynews.it, perché col settimanale “Giallo” mi occupo di fatti di cronaca nera, di delitti veri, e mi sembrava di mancare di rispetto alle famiglie delle vittime.

Poi ci ho riflettuto e ho capito che un romanzo, una fiction, poteva essere una modalità utile per lanciare dei messaggi. Per dire nel caso di “Sangue del tuo sangue” uno dei messaggi è la lotta al femminicidio, visto che la vittima è proprio una ragazza che si trova in una situazione in cui non avrebbe dovuto trovarsi. La violenza sulle donne è la più brutale e vigliacca delle violenze. Il libro è chiaramente ispirato a episodi veri è in un certo modo un puzzle romanzato di situazioni reali. Anche per quel che riguarda l’aspetto investigativo.

Primo fra tutti il tema del dna. Del dna abbiamo sentito parlare per mesi anzi per anni, vedi il caso Yara-Bossetti. E l’assassino infatti viene identificato proprio attraverso l’esame del dna. Il dna non sbaglia. Il dna è la scienza moderna, però come ci insegnano gli inquirenti e gli uomini di diritto non può essere l’unico approccio, ci sono altri protocolli che vanno seguiti e rispettati. L’indagine scientifica, per dirla in altro modo, va inserita in una serie di prove logiche coerenti. E’ la logica che porta alla soluzione di un caso e sono proprio le indagini tradizionali che servono a costruire queste prove logiche.

Una volta chiesi ad un ufficiale dei carabinieri che faceva una indagine importante se esistesse il delitto perfetto. ”Sì esiste, quando lavoriamo male”. Che vuol dire che anche l’indagine scientifica ha bisogno di tutta una serie di parametri da rispettare. Faccio un esempio: le prime impronte che trovano sull’uscio di Chiara Poggi a Garlasco sono le impronte dei carabinieri. Era stata inquinata, senza rendersene nemmeno conto, la scena del crimine.

Lo stesso discorso lo si può fare per qual che riguarda il delitto di Perugia, l’omicidio di Meredith Kercher. II dna che portava a Sollecito viene esaminato con oltre 40 giorni di ritardo e di conseguenza la prova è invalidata. Nel mio romanzo, ma anche nella realtà che seguo tutti i giorni nella costruzione del settimanale, c’è spesso la mancanza di amore in famiglia. Molte risposte vanno cercate lì.