Clima. Milioni di persone in tutto il mondo sulle orme dei “Friday’s for Future”

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Agenpress – Sono in programma oltre 1.240 azioni in 37 paesi d’Europa incluse centinaia di piazze italiane, in Germania, capofila ‘verde’ dell’Europa gli eventi previsti sono oltre 500, 800 negli Stati Uniti.

Una giornata di mobilitazione simile a quella coordinata a marzo e che attirò in piazza milioni di persone in tutto il mondo sulle orme dei “Friday’s for Future” lanciati dall’adolescente attivista svedese Greta Thunberg diventata nel frattempo la piccola leader di un movimento globale che incita i leader mondiali a intraprendere politiche radicali contro i cambiamenti climatici. Molti studenti hanno seguito il suo esempio ma da marzo la voglia di partecipare si è estesa ovunque a diverse fasce di età e attraverso i più diversi gruppi sociali e politici.

Le prime manifestazioni di quello che viene definito “sciopero globale del clima” si sono svolte nella più grande città dell’Australia, Sydney e nella capitale, Canberra. I dimostranti australiani in particolare chiedono al loro governo, che è il più grande esportatore di carbone e gas naturale liquido al mondo di intraprendere azioni più drastiche per ridurre le emissioni di gas serra.

Gli organizzatori stimano che oltre 300.000 persone siano scese in piazza per quella che sarebbe la più grande mobilitazione che il paese abbia mai visto almeno dai tempi delle proteste contro la guerra in Iraq del 2003.

Secondo l’organizzazione “School Strike 4 Climate” sono 265.000 i manifestanti in piazza in solo sette città australiane. La più grande partecipazione è quella a Melbourne, stimata in 100.000 presenze  in seguita dagli 80.000 di Sydney. Le forze dell’ordine non hanno per ora comunicato una stima generale ma hanno contestato le cifre degli organizzatori a Brisbane – 12 mila contro i 30 mila annunciati e a Canberra 7 mila contro 15 mila.

Sono 110 città le città in tutta l’Australia in cui sono stati organizzati raduni per chiedere a governo e imprese che si impegnino a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio entro il 2030. Le università australiane hanno già comunicato che gli studenti, assenti per partecipare allo sciopero, non avranno conseguenze per la mancata frequenza mentre le scuole di grado inferiore in Australia reagiranno in modo non uniforme e ciascuna deciderà in modo autonomo se e quali sanzioni adottare nei confronti degli alunni assenti.

Dura la risposta del primo ministro ad interim Michael McCormack che ha affermato che gli studenti dovrebbero essere a scuola: “Questo tipo di manifestazioni dovrebbe tenersi nel fine settimana per non interrompere il lavoro, la scuola, l’università.” Le dimostrazioni arrivano in un momento delicato della politica australiana in cui l’opposizione di centro-sinistra sta discutendo se abbandonare le posizioni sulla riduzione del gas serra australiano 45% al ​​di sotto dei livelli del 2005 entro il 2030, assunte nella campagna elettorale del maggio scorso e non premiate dagli elettori alle urne.

Il primo ministro Scott Morrison e la sua coalizione conservatrice hanno conquistato a sorpresa un terzo mandato con l’impegno di ridurre in modo più contenuto le emissioni dal 26% al 28% nello stesso lasso di tempo. Morrison è attualmente negli Stati Uniti per una cena di stato con il presidente Donald Trump venerdì ed è stato criticato per non aver incluso nel suo itinerario di New York il vertice sul clima delle Nazioni Unite, in cui i leader presenteranno i loro piani a lungo termine per contenere le emissioni di gas serra.