Italia senza cuore: servono donazioni

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Si apre a Milano lunedì il convegno Cardiologia 2019: i cardiologi discutono di donazioni e trapianti con il papà di Nicholas Green


Agenpress. Il Dipartimento Cardiotoracovascolare A. De Gasperis è leader nei trapianti di cuore 2018 e tra pochi giorni i suoi specialisti animeranno il 53° Convegno Cardiologia 2019 (Hotel Marriott, dal 23 al 26 settembre) che tradizionalmente riunisce a Milano i maggiori esperti del settore.

Quest’anno saranno oltre 1300 gli iscritti e 300 i relatori. Si parlerà anche di trapianti cardiaci: secondo l’ultimo resoconto di attività del Centro Nazionale Trapianti (CNT) in Italia dal 2010 ad oggi sono stati eseguiti in media 242 trapianti cardiaci all’anno, in soggetti di età quasi sempre inferiore ai 70 anni. Nel 2018 sono stati eseguiti 233 trapianti di cuore.

All’inizio dell’anno vi erano 741 pazienti in lista d’attesa. Sempre nel 2018, il numero medio di donatori ai quali è stato prelevato almeno un organo) è stato di 23 per milione di abitanti, con ampia variabilità tra le diverse regioni. Il numero dei trapianti di cuore in rapporto alla popolazione residente è molto più basso (circa 3.8 per milione di abitanti) perché il cuore è idoneo al trapianto in misura molto inferiore rispetto agli organi addominali.

«Attendere il trapianto di cuore in condizione di urgenza/emergenza comporta un maggior rischio sia in attesa sia nel post-trapianto, nel nostro come negli altri  paesi. Per questo i criteri di allocazione del cuore sono costantemente oggetto di studio e di dibattito.

In Italia nel 2018 la percentuale di opposizioni alla donazione degli organi è stata in media del 30%, anche qui con variabilità  tra le regioni – spiega Maria Frigerio, Direttore Cardiologia 2-Insufficienza Cardiaca e Trapianto dell’Ospedale Niguarda -.

La normativa prevede il silenzio assenso, o cosiddetto consenso presunto (salvo opposizione documentata e registrata in vita da parte del soggetto, il prelievo di organi a scopo di trapianto è consentito.) È raccomandata la registrazione del proprio orientamento che può essere fatta presso gli uffici del comune o del servizio sanitario, gli ospedali, il medico di medicina generale. Di fatto, in assenza di una volontà registrata del soggetto, è ancora prassi comune consultare i familiari in merito alla loro conoscenza della volontà o dell’orientamento del deceduto».

«Il trapianto di cuore é una terapia consolidata ed efficace per un numero limitato di pazienti – osserva Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda -.

La limitazione è dettata in parte dai rischi e dalle problematiche che il trapianto comporta, ma soprattutto dalla insufficiente disponibilità di donatori. Il trapianto non può dare risposta al ben più vasto problema dello scompenso cardiaco, ma rappresenta una terapia di straordinario valore per i beneficiari. Inoltre ha stimolato il miglioramento e l’innovazione delle cure per l’insufficienza cardiaca avanzata, con giovamento per molti pazienti, ed ha tuttora un certo impatto emotivo e mediatico.

La condizione di trapiantato richiede cure e follow-up complessi, per cui sono necessarie competenze specifiche oltre a quelle pertinenti la specialità d‘organo. Lo scarso numero di trapianti e la necessità di competenze superspecialistiche hanno probabilmente contribuito a fare del trapianto di cuore una questione “per addetti ai lavori”. Tuttavia potrebbe essere auspicabile un maggior coinvolgimento della comunità medica -nello specifico, cardiologica- su diversi aspetti inerenti il trapianto».

Per questo si è pensato di approfittare dell’alto numero di cardiologi che si radunano a Milano in occasione di Cardiologia 2019 per richiamare l’attenzione sul trapianto di cuore con particolare riferimento al nostro Paese, e per conoscere le loro opinioni sul tema della donazione degli organi e del trapianto di cuore.

Da lunedì 23 a mercoledì 25 settembre ogni giorno verrà presentato un quesito agli specialisti. Le risposte verranno commentate giovedì 26 settembre, con la partecipazione, in collegamento dagli Stati Uniti, di Reginald Green, presidente della Nicholas Green Foundation, che ha lo scopo di divulgare tra i cittadini le conoscenze e la consapevolezza del valore dei trapianti e della donazione degli organi. Nei giorni successivi si celebrerà in Calabria, alla presenza della famiglia Green, il 25° anniversario della morte di Nicholas Green che segna un momento di svolta nelle donazioni cardiache (*). Questa sezione del convegno è aperta alla stampa.

(*) Il 29 settembre di 25 anni fa Nicholas Green, 7 anni, fu ucciso nel corso di un atto criminale mentre era in vacanza in Italia. I genitori, Reg e Maggie, diedero il consenso al prelievo degli organi e delle cornee del figlio a favore di 7 pazienti italiani. L’evento ebbe un impatto sull’opinione pubblica che si tradusse in un incremento delle donazioni – il cosiddetto “effetto Nicholas”.