L’economia italiana deve ripartire dal Sud

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Agenpress. Come amministrerà i conti italiani il Governo Conte II? L’economia italiana sarà sicuramente più compresa da Bruxelles: avremo più flessibilità, estesa fino a dieci miliardi. Un’altra decina, inoltre, dovrebbe venir fuori dal calo dello spread, notevolmente diminuito negli ultimi tempi. Un’agevolazione non da poco, se si pensa che le clausole di stabilità ammontano a tre miliardi, ancora più importante se si togliessero i famosi ottanta euro del governo Renzi.

È, tuttavia, importante recuperare l’economia del Mezzogiorno. L’ultimo dato sul Pil del Paese dice che la crescita economica dell’Italia è pari a zero, perché si attesta allo +0.3 al Nord e al – 0,3 al sud. Questi numeri dimostrano che il vero problema da risolvere è il Meridione, dove la disoccupazione e le condizioni di povertà sono all’incirca il doppio del nord : un gap storico, che andrebbe colmato.

Su una cosa tutti i governi dovrebbero essere d’accordo: ridurre l’imposizione fiscale nel nostro Paese. Oggi in Italia un imprenditore paga, in termini d’imposte ed oneri sociali dei lavoratori – cioè di Total Tax Rate, oltre il 74%. Questo significa che, rispetto alla media europea, paghiamo oltre venti punti in più. Tralaltro, abbiamo un cuneo fiscale che ci pone al quinto posto tra i Paesi dell’Ocse e una tassazione che ci rende fra i primi. Quanto maggiore è la tassazione tanto meno possiamo sentirci dentro l’Unione Monetaria Europea. Pensiamo alla presenza di paradisi fiscali: è quantomeno assurdo che essi siano presenti in un’unione dove vigono principi di libera concorrenza. Ridurre le tasse in qualsiasi modo, attraverso il cuneo fiscale o riducento il total tax rate, è, dunquem necessario, perché altrimenti non riusciremo mai a recuperare competitività.

Se quota 100 venisse lasciata, sarebbe un fatto molto positivo. La si considererebbe, cioè, come opzione perché la si potrà richiedere o meno, scegliendo di rimanere con la legge Fornero. Inoltre, sia quota 100 che reddito di cittadinanza costeranno molto meno di quanto si era programmato e questo libererà risorse necessarie ad attuare il programma del nuovo Governo.

Giuseppe Di Taranto è professore emerito di Economia alla Luiss (Roma) e docente di Economia all’Universtà degli Studi Suor Orsola Benincasa (Napoli)