De Masi: “Ridurre l’orario di lavoro aumenterebbe la produttività, guardiamo alla Germania”

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Agenpress – Corbyn propone 32 ore di lavoro a settimana e il dibattito si riaccende anche in Italia. E’ stato depositato in Parlamento un progetto di legge, a firma di De Masi e Fratoianni, che prevede la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. “Nel 1891 gli italiani erano 40 milioni, si lavorava 10 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, quindi questi nostri antenati in un anno lavoravano 70 miliardi di ore. L’anno scorso, pur essendo 20 milioni di persone in più, abbiamo lavorato 40 miliardi di ore. Nonostante la riduzione di 30 miliardi di ore, abbiamo prodotto molto di più rispetto ai nostri antenati. Questo vuol dire che grazie alle tecnologie e alla globalizzazione, noi siamo in grado di produrre più beni e servizi e con meno ore di lavoro”.

Così il  Prof. Domenico De Masi, sociologo,  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus.

“L’Italia ha reagito a questo che occorreva più flessibilità, dal 2000 abbiamo approvato la legge Biagi, abbiamo approvato il jobs act, abbiamo abolito l’articolo 18 e la nostra occupazione è passata dal 54 al 58%. La Germania invece ha raggiunto il 79%, facendo un po’ di flessibilità ma soprattutto riducendo l’orario di lavoro.

I tedeschi lavorando 400 ore in meno all’anno di noi producono molto di più. E’ persino poco ridurre l’orario di lavoro a partità di salario, bisognerebbe ridurre l’orario, migliorare la produttività e quindi aumentare il salario. In Germania alle 17 escono tutti da un’azienda, dal presidente all’ultimo usciere.

In Italia escono le donne alle 17 per dedicarsi alla famiglia, i maschi invece rimangono altre 3 ore gratis, semplicemente per odio della famiglia, per non occuparsi d’altro. Il modello cattolico così come quello protestante è sbagliato. Restare di più al lavoro non significa produrre di più, spesso significa produrre di meno, annoiarsi. Poi però bisogna gestire il tempo libero.

Per gestirlo senza cadere nella droga, nel vizio, è la cultura che si salva. In un Paese come l’Italia dove il tasso di laureati è così basso il problema si pone. Quindi bisognerebbe anche occuparsi di questo. La laurea non serve solo per lavorare, serve soprattutto per vivere meglio. Un laureato rispetto ad un analfabeta capisce meglio un telegiornale, capisce meglio un film che guarda. Magari si soffre un po’ di più, ma si gode anche un po’ di più ad avere cultura”.

“Ieri sono stato invitato a un convegno della Cgil e per la prima volta ho trovato i sindacalisti molto più attenti a tutto questo rispetto al passato –ha aggiunto De Masi-. Si erano lasciati irretire dalla discussione prettamente vetero-neo liberista sulla flessibilità, invece di proporre il reddito minimo, la dignità del lavoro e la riduzione dell’orario di lavoro, che poi sono parole d’ordine del M5S”.

Riguardo le tasse sulle merendine e il tema dello Stato etico. “In questi anni di crisi i 6 milioni di italiani più ricchi hanno visto crescere la loro ricchezza, quelli più poveri hanno visto crescere la loro povertà. Il problema non sono le merendine, ma le grandissime ricchezze che si condensano in pochissime mani. Prima delle merendine mi sembra ci siano le grandi abbuffate da tassare”.