Ergastolo ostativo. Nino Di Matteo: “è l’unica pena detentiva che spaventa i mafiosi”

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Agenpress – “La nostra è una situazione eccezionale. Abbiamo mafie che hanno raggiunto una potenza unica e che hanno avuto rapporti di collusione con esponenti della politica”.

Lo ha detto il consigliere del Csm Nino Di Matteo intervistato da Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più’, sull’ergastolo ostativo, che “da sempre è l’unica pena detentiva che spaventa i mafiosi”, e “dovremmo evitare che il varco aperto dalla sentenza della Cedu diventi molto più largo, occorre che il legislatore metta dei paletti” spiegando “che tipo di prova serve per dimostrare che sono stati rescissi i legami con l’organizzazione mafiosa perchè il solo dato della buona condotta in carcere, cosa che tutti i mafiosi osservano, non basta”.

Di Matteo ritiene inoltre che “deve essere un solo tribunale di sorveglianza a decidere” sui permessi e i reclami contro il ‘carcere duro’, perchè così si evita che “ci siano dei singoli magistrati esposti a pressioni o minacce”. “La Cedu non ha colto in tutte le sue sfaccettature la situazione italiana”.

“Ricordo sempre che Riina diceva ai suoi più stretti collaboratori: ‘Noi quindici anni di galera possiamo farli anche legati a una branda, ma dobbiamo batterci a tutti i costi contro l’ergastolo’”.

La seconda considerazione invece è nata dal fatto che proprio “il tentativo di far attenuare l’ergastolo spinse Cosa Nostra a ricattare a suon di bombe lo Stato. Sono state commesse delle stragi proprio per quel risultato”.

E, come terzo punto, Di Matteo ha ricordato: “Fino a poco tempo fa dei capi mafia avevano iniziato a collaborare con la giustizia e poi non lo hanno fatto perché si attendevano l’apertura di un varco che evitasse l’ergastolo a vita”.

“Massimo rispetto per la sentenza della Corte costituzionale che muove dall’esigenza di equiparare diritti costituzionalmente garantiti. Detto questo, io credo che sulla scia della sentenza dovremmo cercare di evitare che questo varco diventi molto più largo e che tutti i benefici possano essere concessi indiscriminatamente”.

Perché, è la sua tesi, “abbiamo delle mafie che hanno raggiunto una potenza che non hanno raggiunto in altre parti. E abbiamo una mafia che ha avuto rapporti di collusione con esponenti della politica. La nostra è una situazione eccezionale che la Cedu non ha colto nelle sue sfaccettature”.