ArcelorMittal lascia l’Ilva, lo “scudo penale” tolto dal M5S: “privilegio illegittimo”

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Agenpress –  La multinazionale anglo-indiana dell’acciaio ha comunicato ai commissari dell’azienda che intende rescindere i contratti. E le cause sono due: i provvedimenti emessi dai giudici di Taranto e soprattutto l’eliminazione della “protezione legale” dal 3 novembre “necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso”. Ma cosa è lo scudo legale, l’immunità penale tolta, indicata da ArcelorMittal tra i “gravi eventi” che hanno contribuito a causare una situazione di “incertezza giuridica e operativa” alla base della sua decisione?

In pratica, mette al riparo i commissari prima (e gli acquirenti poi) dai processi: “Le condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti, non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale”.

Nella primavera del 2019, ad un anno circa dell’insediamento del primo governo Conte, il M5s aveva dichiarato che questa norma sullo scudo era illegittima e andava abrogata perché si sarebbe trattato di un privilegio concesso ad ArcelorMittal. Nei mesi successivi, con il decreto legge Crescita, viene quindi deciso uno stop all’immunità.

L’azienda era entrata da gennaio in amministrazione straordinaria, si era in piena fase critica perchè erano aperte tutte le conseguenze  del sequestro giudiziario dell’area a caldo del 2012, e con questa norma si era voluto di fatto assicurare una protezione legale sia ai gestori dell’azienda (i commissari), che ai futuri acquirenti (l’offerta di gara di ArcelorMittal doveva ancora palesarsi), relativamente all’attuazione del piano ambientale della fabbrica. Evitare, cioè, che attuando il piano ambientale, normato da un Dpcm di settembre 2017, i commissari o i futuri acquirenti del siderurgico restassero coinvolti in vicissitudini giudiziarie derivanti dal passato essendo l’inquinamento Ilva un problema di lunga data.

Per il M5s, si tratta di un privilegio illegittimo concesso ad ArcelorMittal. Con quel testo, il primo governo Conte “limita dal punto di vista oggettivo l’esonero da responsabilità alle attività di esecuzione del cosiddetto piano ambientale, escludendo l’impunità per la violazione delle disposizioni a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro” e “individua nel 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dell’esonero da responsabilità”.

ArcelorMittal ha accolto negativamente l’abrogazione della norma. Luigi Di Maio, allora ministro dello Sviluppo economico, cercò di assicurare l’azienda e disse che se ve avesse rispettato gli accordi e attuato il piano ambientale nei modi e nei tempi stabiliti, non avrebbe dovuto temere nulla. ArcelorMittal però rilanciò: senza immunità, andiamo via da Taranto il 6 settembre.

A sostenere questa iniziativa è in particolare il ministro dello Sviluppo, Di Maio, che aveva promesso la chiusura dell’acciaieria e fa dell’abbattimento delle tutele legali un risultato minimo da centrare ad ogni costo.

Come titolare del Mise, assicura ad ArcelorMittal che con il pieno rispetto degli accordi del piano ambientale non ha nulla da temere.

Ad agosto lo scudo torna in pista con il decreto salva-Imprese. Sembra poter essere una soluzione di compromesso, con modifiche e limitazioni (l’immunità viene ripristinata ma è a scadenza progressiva: “copre” gli impianti da mettere a norma per il periodo di tempo strettamente necessario ai lavori come da cronoprogramma), per salvare sia gli interessi del gruppo industriale che la posizione del M5s.

Ma alla fine – su pressione di una folta pattuglia M5s capitanata da Barbara Lezzi – l’articolo in questione è soppresso dalla versione definitiva del decreto, approvata solo pochi giorni fa al Senato con la fiducia e poi alla Camera.