A. Mittal. Furlan (Cisl), la politica ha innescato una miccia esplosiva, 20mila posto a rischio

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Anna Maria Furlan, leader della Cisl

Agenpress – “La chiusura dell’Ilva  sarebbe un danno economico enorme per il Mezzogiorno, ma anche per gli stabilimenti di Genova in Liguria, di Novi Ligure e Racconigi in Piemonte, di Marghera in Veneto, e per tutta l’economia del Paese, perché senza l’impianto pugliese si ferma tutta la produzione in Italia”.

Lo dice Anna Maria Furlan, leader della Cisl, secondo la quale “la scelta è tra salvare lo stabilimento e il baratro. La politica ha acceso questa miccia esplosiva, la politica ha il dovere ora di disinnescarla, con un emendamento o un decreto che ripristini lo scudo penale. Chi parla di altre soluzioni o altre cordate fa solo spot elettorali di pessimo gusto”.

“Nessuno stabilimento potrebbe andare avanti senza la materia prima prodotta a Taranto. Parliamo di 20mila posti di lavoro a rischio, 20mila famiglie, comprese quelle dell’indotto. Il rischio è perdere la produzione dell’acciaio e di fermare il processo di risanamento ambientale. Sarebbe una nuova Bagnoli – aggiunge -, dalle conseguenze ancora più gravi per l’economia del Paese”.

“Lo avevamo detto con chiarezza già alcuni mesi fa: ArcelorMittal andrà via senza le garanzie a suo tempo pattuite sulla tutela penale per gli effetti ambientali del piano industriale. Pacta servanda sunt, dicevano i latini”.

“Ma sia il governo Conte I, sia il governo Conte II non hanno saputo garantire lo ‘scudo penale’, propiziando quello che può diventare un vero disastro industriale, sociale e ambientale. C’è, insomma  un clima politico ostile verso il lavoro e l’impresa. E questo clima può far naufragare il Paese”.