A. Mittal, i legali accusano il governo ed enti locali, “clima di incertezza” e “ostilità”

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Agenpress – Le “molteplici iniziative e dichiarazioni di istituzioni e amministrazioni sia nazionali sia locali contrarie alla realizzazione del Piano Industriale e del Piano Ambientale” e “favorevoli alla riconversione dell’area in cui si trovo lo stabilimento di Taranto” hanno “compromesso la fiducia nel progetto imprenditoriale, alimentando il generale clima di sfiducia dei lavoratori e degli altri stakeholder”, oltre ad “ostacolare l’attività”.

Lo scrivono i legali di ArcelorMittal nell’atto di citazione, pubblicato sul sito del Corriere di Taranto, con cui chiedono che sia “accertata e dichiarata” dal Tribunale di Milano “la risoluzione del contratto” esercitata dall’azienda dopo che la legge del 2 novembre “ha eliminato la ‘protezione legale'”, tutela “essenziale” per consentire “di esercitare i Rami di azienda senza incorrere” in responsabilità.

Per i legali, c’è un “generale clima di incertezza” e “ostilità” e, pure a prescindere dallo scudo penale, non poter più utilizzare degli altiforni rende “impossibile” eseguire il contratto.

Anche a prescindere dagli “effetti derivanti dall’eliminazione della Protezione Legale”, i legali chiedono che  venga dichiarata l’efficacia del recesso dal contratto esercitato dal gruppo franco-indiano perché è venuto meno il “presupposto essenziale” della ‘protezione legale’, e in subordine, che venga accertata la risoluzione dello stesso contratto per “impossibilità sopravvenuta”.

I legali  citano in causa  i commissari straordinari di Ilva, dedicando un capitolo anche all'”annullamento del contratto per dolo”, lamentando che siano state “deliberatamente” descritte “in maniera erronea e fuorviante circostanze fondamentali relative alla condizioni” dell’altoforno AFO2.

L’azienda spiega, in sostanza, di essere “venuta a conoscenza della reale situazione soltanto quando le è stato notificato l’Ordine di Spegnimento” il 9 luglio scorso. E ancora riguardo all’abrogazione per legge del cosiddetto ‘scudo penale’, sostengono che “è evidente che sia stata compiuta, per via legislativa, una consapevole scelta volta al superamento del Piano ambientale e del Piano Industriale, che erano alla base dell’investimento effettuato” da ArcelorMittal.

E “le autorevoli dichiarazioni di esponenti del potere legislativo ed esecutivo confermano che la Legge Abrogativa ha lo scopo o almeno l’effetto di interrompere l’attività produttiva nello stabilimento”. Con atto di citazione i legali fissano anche udienza per il 6 maggio 2020, ma poi toccherà al giudice, quando il procedimento sarà stato assegnato, fissare una ‘vera’ data.