Intervista a Pino Aprile: basta trattare il Sud come una colonia interna. Se non cambia, la secessione la faremo noi

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Agenpress. Pino Aprile, giornalista e scrittore, autore di Bestseller come “Terroni” che hanno messo in discussione l’autenticità della storia ufficiale del nostro Risorgimento, ha appena lanciato il Movimento politico “24 Agosto per l’equità territoriale”. L’obiettivo dei fondatori? “Permettere ai cittadini italiani, da Trento a Trapani, di vivere dentro uno Stato capace di offrire a tutti le stesse opportunità”. “Se ci si riesce, bene…”, conclude Aprile,“…altrimenti usciamo dall’Italia sbattendo la porta”.

Dopo anni passati a proporre una rilettura in chiave fortemente critica della storia risorgimentale del nostro Paese per mezzo di un importante sforzo divulgativo e culturale, ora hai deciso di dare vita ad un Movimento politico. Di che si tratta?

Si tratta di un Movimento molto snello, senza le pesantezze tipiche di quelle strutture politico-partitiche che pretendono di avere una risposta su tutto e valida per tutti. Il Movimento “24 Agosto per l’equità territoriale” si propone di avviare diverse operazioni politiche che abbiano ad oggetto specifiche iniziative e progetti, coagulando intorno a questioni chiaramente definite solo quelli che sono convinti di combattere con noi quella precisa battaglia. Vogliamo unirci sui progetti per non dividerci sulle idee. Non abbiamo nessuna voglia di litigare sui concetti di “destra” e “sinistra”, perdendo così di vista la sostanza degli obiettivi. Noi lavoriamo per vedere arrivare un treno a Matera – città dove ancora oggi non c’è la ferrovia – o per impedire che tanti altri ragazzi del Meridione siano costretti ad andare via per trovare un’occupazione. Siamo un Movimento che punta all’equità territoriale. Cosa significa “equità territoriale”? Come spiega il premio Nobel per l’economia Amartya Sen “ognuno è quel che le circostanze gli consentono di essere”. È chiaro e innegabile che le circostanze che riguardano chi vive nel Mezzogiorno siano più difficili e ostative rispetto a chi vive nel Settentrione. Chi vive al Nord ha i treni, l’alta velocità, le autostrade; mentre chi vive al Sud non ha nulla o quasi. Il Movimento 24 Agosto chiede quindi che questo Paese metta tutti i cittadini, da Nord a Sud, nelle condizioni di sviluppare i propri talenti e le proprie doti. È arrivato il momento di fare – anche a beneficio delle popolazioni meridionali – tutto quello che nel corso di un secolo e mezzo è stato fatto solo al Nord anche con i soldi del Sud. Dietro il nostro Movimento non c’è nessuna ideologia, ma solo il desiderio di vedere tutte le persone trattate allo stesso modo se sottoposte alle stesse leggi, vigenti negli stessi confini dello stesso Paese.

Qual è stata la molla che ti ha spinto a lanciare un Movimento politico dopo anni passati a combattere prevalentemente sotto il profilo informativo e culturale?

Sono convinto che informare rappresenti la forma più alta di impegno pubblico, per questo ho sempre rifiutato tutte le offerte che prospettavano un mio diretto intervento in politica. I governi di ogni colore, da quello tecnico di Monti fino all’ultimo esperienza “gialloverde”, hanno dimostrato di avere nei fatti un approccio ferocemente antimeridionalista. La maturazione di questa amara consapevolezza ha generato in molti di noi una fortissima delusione. Puntando sull’esistente non riusciremo mai a realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi, questo è ormai certo. La decisione di tagliare tutti i ponti con il passato e di lanciare conseguentemente un nostro Movimento è stata presa all’indomani di una delle decisioni parlamentari più vergognose mai adottate. Mi riferisco all’approvazione da parte di tutte le forze politiche, tranne l’astensione “tecnica” dei 5 Stelle, di una legge elevata a “priorità nazionale” riguardante la realizzazione di una linea di alta velocità, pensata cioè per fare arrivare tra una generazione le merci – sempre più scarse – tra Torino e Lione. Ho visto tutti i parlamentari meridionali votare compatti questa sconvolgente vergogna. Nessuno di loro si è preso la briga di sottolineare che forse, fra le priorità nazionali, ci sarebbe semmai il collegamento fra le due maggiori città meridionali continentali – Bari e Napoli – la cui linea diretta era stata progettata e appaltata al tempo dei Borbone, interrotta con l’unità nazionale e da allora mai più ripresa. Una “priorità nazionale” sarebbe casomai il potenziamento delle ferrovie siciliane – ridotte in uno stato pietoso – o della statale jonica che riguarda il Golfo di Taranto in modo da renderlo fruibile ai turisti. Questi signori si sono accorti che le grandi città del Sud non sono collegate fra di loro? Sanno che per viaggiare da un capoluogo all’altro di una qualsiasi Regione meridionale bisogna affrontare tempi e costi esorbitanti? Queste sono le vere “priorità nazionali”, non l’alta velocità Torino/Lione. Sulla base di questi ragionamenti, pressato anche da tanti amici che da tempo mi chiedono di fare politica in prima persona, ho detto: “Va bene, proviamoci, la misura è effettivamente colma”.

Questa situazione di subalternità del Sud d’Italia è a tuo avviso un retaggio del processo Risorgimentale – raccontato nei tuoi libri alla stregua di una “guerra di annessione” promossa dal Piemonte -; o è invece da imputare alla mediocrità della classe politica meridionale brava perlopiù a svendere gli interessi del territorio?

Sono vere entrambe le ipotesi: la prima apre questo tipo di dinamica fondata sull’ingiustizia, mentre la seconda lo perfeziona. Prima dell’unificazione “a mano armata” fatta di stragi, genocidi e saccheggi, il Regno delle due Sicilie – poi diventato “Mezzogiorno d’Italia” mentre prima non era “Mezzogiorno” di nessuno – eccelleva, ad esempio, nella costruzione dei treni. Questi treni li vendeva anche all’estero, li vendeva perfino allo stesso Piemonte che andò a comprare le locomotive a Napoli dopo aver costruito le sue ferrovie. All’indomani dell’unificazione, guarda caso, i treni a Napoli improvvisamente non hanno saputo più fabbricarli. Se gli operai si permettevano di protestare contro la de-industrializzazione, il nuovo potere mandava l’esercito per sparare ad altezza d’uomo. Prima dell’unificazione, in tutta la storia dell’umanità – dall’uomo di Neanderthal fino a Garibaldi – dal Meridione non era mai migrato nessuno, dopo sono andate via 20 milioni di persone. Prima dell’unificazione il Regno delle due Sicilie aveva alcuni fra i migliori cantieri navali al mondo, tanto è vero che la prima nave a vapore la Gran Bretagna se la fece costruire dai napoletani; dopo l’unificazione, invece i cantieri rimasero solo al Nord, mentre quelli del Sud dovettero chiudere quasi tutti. A pensarci bene Fincantieri fa politiche di questo genere ancora oggi. È chiaro che la sofferenza del Mezzogiorno è figlia delle dinamiche che ne hanno decretato la sostanziale invasione e annessione al resto del Paese. Dopodiché, usando le armi dell’economia e della politica, il Mezzogiorno si è trasformato in una “colonia interna”. Certamente il Sud d’Italia esprime una classe dirigente – non solo politica – che è per sua natura subalterna; può prosperare cioè solo gestendo un potere delegato da altri, e solo nella misura in cui questo potere delegato serve gli interessi del Nord. Basta vedere la sconcezza, la vergogna e l’infamia dei parlamentari meridionali che votano in blocco – quale “priorità nazionale”- la linea alta velocità Torino/Lione per rendersene conto. Nelle sette Regioni meridionali messe insieme circolano meno treni che nella sola Lombardia, mentre a Matera – come in tante altre grandi città del Sud – un treno non è ancora mai arrivato. Ma di questo non si preoccupa nessuno.

Il progetto politico che hai lanciato è speculare a quello della Lega delle origini? Rientra fra i vostri obiettivi la secessione dell’ex Regno delle due Sicilie dall’Italia?

Il paragone fra la Lega e il “Movimento 24 Agosto per l’equità territoriale” è altamente offensivo. La Lega – a differenza nostra – è un partito territoriale con sfumature “razziste”. Cosa significa “partito territoriale”? Significa che i leghisti puntano solo ad avere un “di più” per le regioni del Nord. Per chi sposa una simile prospettiva la ricchezza trasferita in una determinata porzione di territorio – per quanto abbondante – è sempre insufficiente. Per gente così vale la regola “tutto a noi, zero agli altri”. Il nostro Movimento “per l’equità” difende un approccio concettuale assolutamente diverso: noi vogliamo garantire gli stessi identici diritti a tutti, non vogliamo nulla di più. Vogliamo lavorare prioritariamente in favore delle aree e delle popolazioni depresse che non hanno pari diritti rispetto agli altri. Se, anziché Matera, fosse stata la città di Sondrio a rimanere senza ferrovia noi avremmo protestato lo stesso. Questa è la differenza abissale che ci separa dai leghisti. L’equità territoriale mira a garantire pari condizioni per chiunque rifiutando in radice l’egoismo campanilistico, da qualunque parta provenga. Quando la qualità della Sanità, delle Università e delle infrastrutture sarà simile, nel Nord come nel Sud del Paese, il nostro Movimento non avrà nient’altro da rivendicare. A quel punto ci limiteremo a vigilare al fine di garantire che nessuno turbi il nuovo equilibrio raggiunto.

Quindi, se ho capito bene, la secessione del Meridione dal resto d’Italia non fa parte dei vostri obiettivi statutari. È così?

Il fine del Movimento è l’“equità”; se l’equità venisse pervicacemente negata anche nel prossimo futuro, se fosse cioè impossibile per i meridionali essere trattati alla pari nel contesto dell’Unità d’Italia, allora non resterebbe altro da fare che andarcene da soli. Questo non significa puntare alla “secessione”; significa semplicemente prendere atto che questo non è un Paese, ma sono due. Perché mai le decisioni che riguardano noi dovremmo quindi continuare a delegarle a chi ci deruba, anziché cominciare a prenderle autonomamente? Bisogna inoltre capire che questa nostra battaglia si inserisce dentro un contesto geopolitico in profondo e rapido mutamento. La globalizzazione mira infatti alla disgregazione degli Stati nazionali, creati da quella “società industriale” ora sostituita dalla “società informatica”. Nel mondo esistono già fermenti che minano le fondamenta di molti Stati nazionali. Questi fermenti li vediamo in Catalogna, ma anche negli Stati Uniti, considerato che il Texas e la California hanno raccolto le firme per la secessione. Li vediamo pure in Germania, visto che anche la Baviera ha avviato una raccolta firme con finalità separatiste non contemplate dalla Costituzione tedesca. Gli esempi si sprecano. Queste evenienze dimostrano che gli Stati nazionali possono continuare a esistere solo nella misura in cui risultano inclusivi e capaci di garantire e salvaguardare gli interessi di tutti su basi paritarie. Ripeto per maggiore chiarezza il concetto: se in Italia il Sud ci può stare solo come “colonia interna”, allora tanto meglio stare da soli.

In conclusione ti chiedo se il tuo Movimento intende scendere direttamente in campo nelle prossime e imminenti elezioni che si svolgeranno in molte Regioni italiane. Nel caso, con quali forze politiche o partitiche potreste aprire un dialogo e/o programmare un’alleanza?

No, il Movimento non mira a presentarsi subito alle elezioni. Prima intendiamo strutturarci, crescere e divulgare le nostre tesi e le nostre soluzioni. Già adesso, pur senza presentarci alle elezioni, abbiamo combattuto efficacemente il progetto della cosiddetta “autonomia differenziata” che nasconde il solito impianto “razzista” che aumenta le disparità fra gli abitanti dello stesso Paese. Per adesso non abbiamo in programma di candidarci, per il futuro valuteremo.

Francesco Tedesco Byoblu.com