L’opinione di Roberto Napoletano. Il muro che spacca l’Italia

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Roberto Napoletano Direttore del Quotidiano del Sud e l'Altravoce dell'Italia

Agenpress. Le macerie con cui facciamo i conti oggi, a partire da Taranto, sono essenzialmente figlie di un’idea ventennale dell’Italia che si ferma a Firenze. Si sono bloccati gli investimenti pubblici in più di metà Paese perché alla fine Mezzogiorno sono diventati un po’ anche Roma, metà Abruzzo, metà Marche e si è così tracciata una immaginaria linea di demarcazione. Sopra si costruivano e moltiplicavano i treni veloci, si raddoppiavano, a volte triplicavano le metropolitane, si rifacevano le strade anche quelle che non servivano.

Sotto non si faceva niente o quasi e si teorizzava anche il perché: che senso ha fare investimenti pubblici dove non c’è un mercato che te li ripaga? Che senso ha, capite?, fare un treno veloce che collega Napoli a Bari o a Reggio Calabria? Nell’ultimo decennio, si è fatto di meglio: le opere al Nord e molto assistenzialismo sono stati finanziati con le risorse pubbliche dovute alle donne e agli uomini del Sud ricorrendo al trucchetto della spesa storica per cui il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero.

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