Palermo. Al processo su stato-mafia Berlusconi si avvale della facoltà di non rispondere

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Agenpress – Silvio Berlusconi non parla nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo dove è stato convocato per essere ascoltato nel processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, come testimone assistito. Il fondatore di Forza Italia si è avvalso della facoltà di non rispondere.

“Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, ha detto l’ex premier alla corte.  Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti “probatoriamente collegati” a quelli oggetto del processo “trattativa”.

La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto “l’ufficio di testimone”, quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati  Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

Alle 11.19 è entrato  nell’aula bunker in cui si celebrò il primo maxi processo e alle 11.21  aveva già lasciato l’aula. L’udienza, con Berlusconi che  aspetta in una sala attigua all’aula bunker, inizia con una richiesta  dei legali di Marcello Dell’Utri, che a fine dicembre  dovrebbe tornare libero.

L’avvocato di Dell’Utri Francesco Centonze ha chiesto alla Corte d’assise d’appello la proiezione di un video contenente una  conferenza stampa fatta da Silvio Berlusconi il 20 aprile 2018, subito dopo la sentenza del processo trattativa tra Stato e mafia.

“Chiederemo di visionare il documento audiovisivo che ha per oggetto  le dichiarazioni rese alla stampa il 20 aprile 2018 immediatamente  dopo la sentenza di primo grado – ha detto l’avvocato Francesco Centonze – Il video  dura pochi minuti e riteniamo che abbia un contenuto rilevante,  rappresenta un fatto, ossia l’onorevole Berlusconi il giorno della  pronuncia della corte d’assise di Palermo rende delle dichiarazioni e  sostiene testualmente che “il governo Berlusconi non ha mai ricevuto  nel ’94 e negli anni a seguire nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti” e continua rivendicando l’operato dei governo”.