Npl e Reoco: uno scenario in movimento

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Umberto Rasori amministratore delegato di Zenith Service SpA

Agenpress. Umberto Rasori, bocconiano classe 1974, ha un’esperienza di 20 anni nel settore delle cartolarizzazioni e del Debt Capital Markets maturata in primarie banche di investimento e istituzioni finanziarie a Londra, Francoforte e Milano. Oggi è amministratore delegato di Zenith Service spa.

Dottor Rasori a proposito della quarta conferenza annuale degli investitori di IMN sugli NPL italiani ed europei che tornerà a Milano il 13 di novembre, quali saranno secondo lei gli scenari che emergeranno?

Domanda molto ampia. Sicuramente il settore degli npl è cresciuto in questi ultimi due o tre anni in Italia: un trend spinto dal processo di deleveraging di questi asset che ha coinvolto i principali gruppi bancari italiani, ma anche banche di piccole e medie dimensioni. Un processo virtuoso partito sostanzialmente dalle spinte a livello politico, sia dalla Banca Centrale Europea sia dalla moral suasion di Banca d’Italia, che ha visto una progressiva riduzione di questi asset. A questo cammino abbiamo partecipato anche noi come Zenith, ad esempio con una recente operazione con il gruppo Cassa Centrale, che ha visto la partecipazione di 35 banche di credito cooperativo nella cessione di un portafoglio da 400 milioni di euro. Operazioni multi originator come questa sono state già effettuate in passato, ma anche in futuro pensiamo che ce ne possano essere di nuove.

Poi c’è un altro trend: le banche hanno iniziato a cedere non solo sofferenze ma anche portafogli UTP, crediti molto complessi che necessitano di determinati tipi di competenze. E’ sicuramente un segmento che sta vedendo un crescente interessamento da parte di investitori nazionali e esteri che però si devono dotare delle competenze necessarie per gestire questa nuova tipologia di prodotto: nella fase di sofferenza la capacità del recupero del credito è molto limitata, invece nella fase UTP il debitore è ancora vivo ma necessita in moltissimi casi di un intervento da parte dell’investitore per provare a risanare l’azienda dovendo ridefinire quali sono i propri impegni finanziari, magari intervenendo con ulteriori capitali. C’è un grande interesse verso questo settore da parte degli investitori –  ovviamente ancora in misura minore rispetto agli npl – ma è un mercato crescente.

Il terzo trend che vedo è stato favorito molto dal Dl crescita dell’aprile di quest’anno che ha riformato la normativa sulle Reoco. Un provvedimento arrivato esattamente vent’anni dopo il 30 aprile del 1999, quando è stata creata la legge sulle cartolarizzazioni. Le Reoco sono società immobiliari che adesso hanno la possibilità di partecipare direttamente alle aste immobiliari. Questo non era possibile per le SPV tradizionali: questo strumento consente di evitare che l’immobile, nel caso in cui ci siano aste deserte, possa perdere valore. Si consideri che ad ogni asta andata deserta c’è una riduzione del 25 per cento del valore.  Le Reoco vengono utilizzate sia in modo difensivo per sostenere il valore dell’immobile sia in modo più speculativo come strumento d’asta per la negoziazione: nel caso in cui ci siano più offerenti, la Reoco può partecipare per sostenere e quindi far aumentare il prezzo di vendita degli immobili e in alcuni casi abbiamo visto incrementi tra il 20 e il 30 per cento del valore stesso dell’immobile.

Un altro strumento molto importante che stiamo iniziando a utilizzare è quello delle Leaseco, anche qui si tratta di veicoli d’appoggio che nell’ambito dei contratti di leasing comprano gli asset sottostanti. Questi strumenti acquistano quindi non solo i crediti, come è sempre stato fatto, ma anche l’asset sottostante, una prerogativa che prima era concessa esclusivamente alle banche, in questo caso invece hanno aumentato la platea dei potenziali operatori in questo ambito anche per gli intermediari 106, intermediari finanziari quale è Zenith.

Tornando agli npl, quali sono i motivi che hanno portato a una riduzione delle sofferenze?

Il motivo principale è ovviamente la sostenibilità di bilancio: è un percorso iniziato da due o tre anni che ha fatto in modo che la BCE e Banca d’Italia indirizzasse le banche italiane verso un percorso virtuoso di crescita e di pulizia dei bilanci. Quindi oggi le banche sono ancora un po’ distanti dal famoso npl ratio del 5%, ma si stanno avvicinando a quel livello e nei prossimi anni dovrebbero raggiungerlo.

Prima citava gli sforzi che sono stati fatti dal governo, secondo lei sono stati sufficienti fino ad ora e cosa si potrebbe fare in più?

Ritengo che soprattutto in questi ultimi due o tre anni il Regolatore e il sistema Paese abbiano fatto molto, e l’hanno fatto con la giusta intensità. C’è stata una risposta molto positiva da parte del sistema bancario italiano ed una volontà da parte di tutti gli attori coinvolti di fare un percorso virtuoso. Tutto è perfettibile, ma al di là dei governi che si sono succeduti, tutti si sono resi molto disponibili a supportare il sistema bancario italiano anche attraverso i nuovi strumenti in ambito di cartolarizzazione.

Secondo lei quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema bancario italiano, ma soprattutto quali sono le minacce e quali le opportunità?

Nel nostro Paese abbiamo alcune grandi banche che hanno la massa critica tale per sviluppare il business fuori dai confini nazionali e sviluppano profittabilità anche sul territorio italiano. Tra le debolezze abbiamo alcuni istituti di credito che necessitano di ulteriori spinte e miglioramenti o comunque di supporto anche a livello di capitale per completare la sistemazione dei bilanci. E’ vero però – anche in questi casi – che nonostante qualche problema non sono state lasciate da sole nel tentativo di uscire dalla crisi. In più abbiamo banche di credito cooperativo – in particolare i due grandi gruppi Cassa Centrale e Iccrea – che hanno dimostrato un sistema molto solido diversificando e localizzando in tutte le regioni italiane ma allo stesso tempo sono forti abbastanza per poter reggere le nuove sfide tutt’ora in corso.