Sanità: con le nuove tecnologie digitali risparmi per oltre 1 miliardo di euro l’anno

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Agenpress. Cambiamenti demografici, nuovi fenomeni sociali, terapie sempre più personalizzate: la Sanità è all’alba di una profonda trasformazione. Per affrontare il futuro, un aiuto importante può arrivare dall’innovazione digitale, fattore abilitante per migliorare efficacia ed efficienza al Sistema sanitario nazionale. Ne abbiamo parlato con Antonio Spera, Ad di GE Healthcare, divisione medicale di General Electric, in Italia. Specializzata nella fornitura di soluzioni per la tutela della salute – da sistemi di diagnostica per immagini e di gestione dei dati del paziente a farmaci diagnostici – la multinazionale Usa è presente in Italia da più di un secolo e oggi conta oltre 600 collaboratori e 32.000 dispositivi installati, con cui fornisce la quasi totalità degli ospedali pubblici e privati del Paese: una posizione privilegiata da cui analizzare vizi e virtù della Sanità italiana. “Che resta tra le migliori del mondo”, assicura Spera.

Nella manovra è prevista la conferma di 3,5 miliardi in più a sostegno del fabbisogno sanitario nazionale tra 2020 e 2021, insieme a ulteriori 2 miliardi per un programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico. La Sanità torna a respirare?

Gli investimenti previsti nella bozza di manovra del Governo sono un buon segnale per il SSN. Tuttavia sarà importante la conferma che le risorse non siano destinate soltanto a un potenziamento dell’assistenza ma anche all’implementazione di nuove tecnologie in grado di garantire benefici a lungo termine per pazienti e addetti ai lavori. Oltre che per i conti dello Stato“.

 In che senso?

L’innovazione tecnologica non è un nemico ma un alleato dato che non rappresenta un costo, bensì uno strumento per la riduzione della spesa sanitaria. Quindi un’arma fondamentale per preservare l’universalità che rende il nostro Sistema sanitario nazionale uno dei migliori al mondo: oggi più che mai, infatti, è necessario un equilibrio tra sostenibilità economica e accesso a tecnologie innovative”.

Quale contributo potrebbero dare le nuove tecnologie?

Per rispondere alle sfide del futuro un aiuto decisivo può arrivare dalla Sanità 4.0. Abbiamo stimato che un’applicazione ottimale dei sistemi di Industrial Internet a livello ospedaliero – con un miglioramento del solo 1% di efficienza – si tradurrebbe in un risparmio per il Sistema sanitario nazionale di oltre 1 miliardo di euro all’anno”.

Parlare di Internet of Things per la Sanità italiana potrebbe sembrare prematuro. Forse prima sarebbe meglio affrontare il tema dell’obsolescenza tecnologica delle apparecchiature medicali.

In Italia il tema dell’obsolescenza del parco tecnologico è reale e si è fortemente acuito negli ultimi anni, tanto che si stima riguardi il 25% delle apparecchiature, con un’età media del parco di diagnostica superiore ai 7 anni. Sembra un paradosso ma l’invecchiamento delle apparecchiature medicali nel nostro Paese può rivelarsi un’opportunità per l’ammodernamento del SSN. Siamo all’alba di una rivoluzione nel settore e possiamo sfruttare le grandi potenzialità di analytics e dall’intelligenza artificiale applicati alla Sanità. Queste soluzioni sono in grado di tradurre l’enorme mole di dati generati dalle strutture cliniche – in media 50 petabytes all’anno per ospedale – in informazioni utili a migliorare l’efficienza degli operatori e l’esperienza del paziente, a incrementare l’accuratezza della diagnosi, a personalizzare le cure e ad aiutare a consentire una gestione predittiva e da remoto”.

 Già, ma cosa si intende per intelligenza artificiale in Sanità?

L’intelligenza artificiale è già qui, integrata nelle nuove tecnologie medicali. Basti pensare alle risonanze magnetiche, alle Tac, ai sistemi a ultrasuoni per cui abbiamo dei software integrati che consentono di scegliere i migliori protocolli da utilizzare, o possono agevolare le diagnosi utilizzando algoritmi per identificare eventuali patologie con un alto livello di precisione dando così priorità alla valutazione delle immagini più urgenti. Il passo successivo è impiegare l’intelligenza artificiale per ottimizzare il funzionamento dell’intero ospedale, offrendo un’assistenza digitale 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, mirata da un lato ad agevolare le decisioni dello staff medico, dall’altro a migliorare i servizi per i pazienti, ad esempio riducendo tempi e liste d’attesa”.

Esistono già applicazioni concrete di queste tecnologie?

“Sì, un esempio è il Command Center di GE Healthcare. Per ora Centri come questo sono diffusi soprattutto in Nord America, il primo in Europa ha aperto nel Regno Unito a Bradford proprio nei giorni scorsi. La struttura base di un Command Center è simile a una torre di controllo del traffico aereo, ma ognuno di essi è stato progettato in modo personalizzato per rispondere alle specifiche sfide degli operatori sanitari. Prendiamo il caso del Johns Hopkins Hospital di Baltimora, un’importante struttura clinica no-profit con 1.100 posti letto: da quando il Centro di Comando ha cominciato a funzionare i pazienti vengono trasferiti in altri ospedali più velocemente del 60%, i tempi d’attesa del Pronto Soccorso sono stati tagliati del 25% e le equipe di terapia intensiva vengono inviate 44 minuti prima rispetto ai precedenti tempi della struttura”.

 Pensate che una struttura del genere possa nascere anche in Italia?

“È uno dei nostri obiettivi. Siamo convinti che un concreto processo di innovazione della Sanità sia il risultato della collaborazione fra i vari attori del Sistema Sanitario Nazionale: dallo Stato all’industria del settore, passando per le Università e i centri di ricerca. Per affrontare le sfide che la Sanità del futuro ci presenta servono competenze specifiche che portino a soluzioni e a benefici condivisi”.