Televisione, morto a 94 anni il regista Antonello Falqui

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Agenpress –  La notizia della scomparsa di Antonello Falqui, il padre del varietà all’italiana e artefice del successo di tanti grandi personaggi dello spettacolo, ha fatto subito il giro del web nel modo più singolare: “Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio” – è il testo di un post apparso sui suoi profili facebook e twitter – potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla chiesa di Sant’Eugenio a viale Belle Arti a Roma”.

Immediatamente dopo centinaia di messaggi di cordoglio hanno invaso la rete, personaggi dello spettacolo ma anche tanta gente comune. Ovunque hanno cominciato a rimbalzare gli spezzoni dei suoi varietà, Studio Uno e Canzonissima i più famosi, e i volti dei loro protagonisti: da Mina a Walter Chiari, da Paolo Panelli a Bice Valori, da Franca Valeri alle gemelle Kessler. Pochi giorni fa aveva compiuto 94 anni.

Centinaia e centinaia di messaggi di cordoglio hanno invaso il web, da Fiorello ad Alessandro Gassmann, e a firma di tanta gente comune. Ovunque, sui siti e sulle reti televisive, hanno cominciato a rimbalzare gli spezzoni dei suoi varietà e i volti dei loro protagonisti: da Mina Walter Chiari, da Paolo Panelli a Bice Valori, da Franca Valeri alle gemelle Kessler.

Nato a Roma il 6 novembre 1925, figlio del critico e scrittore Enrico Falqui, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, che lascia prima della laurea affascinato dal mondo del cinema. Dal 1947 al 1949 frequenta il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1950 è aiuto regista di Curzio Malaparte durante la lavorazione del film “Cristo proibito”, prima di molte esperienze in quel ruolo.

Nel 1952 approda alla Rai, lavorando inizialmente nella sede di Milano. Vive in prima persona e contribuisce a plasmare le prime trasmissioni televisive in fase sperimentale: le prime trasmissioni saranno inaugurate il 3 gennaio 1954. Per la tv dirige prima dei documentari, ma la celebrità arriva con i varietà amatissimi dal grande pubblico, che all’epoca si riuniva nelle poche abitazioni o locali pubblici dotati di un televisore per guardare i programmi. Prima “Il Musichiere” condotto da Mario Riva, in onda dal 1957 al 1960. Poi quattro edizioni di “Canzonissima” (1958, 1959, 1968, 1969), altrettante di “Studio Uno” (1961, 1962-63, 1965 e 1966), forse il più famoso e celebrato, e “Milleluci” (1974).