Ministro Boccia: “Le Regioni a Statuto ordinario non diventano Regioni a Statuto speciale”

130
Agenpress. “Le Regioni a Statuto ordinario non diventano Regioni a Statuto speciale”: Sull’autonomia differenziata incontro tra il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.
Per Boccia l’assunto è “scolpito nella Costituzione”, sottolinenado come “il dibattito pubblico sull’autonomia aveva fatto percepire questa trasformazione rivoluzionaria”. Boccia è per “dare molte più competenze amministrative alle Regioni a Statuto ordinario”, ma la distinzione con le regioni a statuto speciale rimarrà sostanziale.
“L’autonomia – spiega Boccia – la faremo bene e soprattutto rispettando le decisioni popolari, come in Lombardia e Veneto. La vicenda veneta dal punto di vista culturale è ancora più importante e ci deve far riflettere. Penso che stiamo facendo un ottimo lavoro”.
Inoltre Boccia evidenzia: “Io la scrivo ‘autonomia’, ma la leggo ‘lotta alle disuguaglianze’. Disuguaglianze ci sono in tutto il paese, non solo tra il Nord e il Sud, ma anche tra Nord e Nord, e soprattutto mi riferisco alle aree in ritardo di sviluppo, aree interne, di montagna”.
“Penso che le opportunita’ che verranno fuori dalla legge quadro sull’Autonomia differenziata, siccome consentiranno l’utilizzo di molti fondi pluriennali di investimento – continua Boccia-, mi riferisco ai fondi per la perequazione infrastrutturale, del Mef, del Mise, i fondi della presidenza del Consiglio, sto costruendo d’accordo con tutti un meccanismo automatico. Chi e’ sotto la media nazionale di sviluppo – spiega Boccia – deve avere un vincolo di priorita’ per le risorse destinate nel bilancio dello stato, e questo deve valere per tutte le regioni”.
“Sono per dare – sostiene Boccia – molte piu’ competenze amministrative, tutte quelle che si possono dare, alle Regioni a statuto ordinario”. Ma la distinzione con le regioni a statuto speciale “sara’ molto netta e chiara”, ribadisce Boccia.
Inoltre per Boccia sull’autonomia scolastica “non c’è nessun margine di trattativa” per quanto riguarda i “concorsi dei docenti, come hanno chiesto alcune Regioni, perché la scuola è dello Stato e ha un profilo unico”.
“Su alcuni temi – osserva Boccia – come la continuità didattica fino all’organizzazione (per esempio la chiusura o no di un plesso in un piccolo comune), stiamo ragionando con il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, se a fronte di un concetto chiaro, cioè che la scuola è nazionale e resta unica, si possano concedere la possibilità ai Presidenti di definire il numero di studenti in una scuola o in una classe dentro un range che si definisce al Centro”.
Quindi, riassume Boccia: “‘sì’ su alcune cose organizzativo-gestionale, ‘no’ a una scuola che cambi profilo. Lo dice la Costituzione”.