Mose. Bonelli (Verdi). “Se si finisce come è stato progettato è meglio che non si finisca”

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Agenpress – “Quando fu progettato il Mose, 30 anni fa, noi già allora dicevamo che quella progettazione non avrebbe dato risposta al tema delle maree.  Non veniva considerata la questione dell’innalzamento dei mari e dei cambiamenti climatici. Sono stati spesi quasi 6 miliardi di Euro. Coloro i quali sono stati i pasdaran di quest’opera stanno comodamente col loro sedere sulla poltrona, a parte quelli che sono stati arrestati per tangenti”.

Così Angelo Bonelli, presidente Federazione dei Verdi,  intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, su Venezia e il Mose.

“C’è proprio un’impostazione generale di questo Paese che non ha una visione del futuro. Ora vediamo un governatore del Veneto che intervistato sembrava un passante che chiedeva: perché il Mose non è stato attivato? E’ veramente la fiera e la passeggiata dell’ipocrisia da parte di un pezzo della politica italiana. Che fare adesso? Se si finisce come è stato progettato è meglio che non si finisca.

Quando c’era Di Pietro ministro non è stata fatta la valutazione dell’impatto ambientale. Se si vuole completare il Mose, vanno fatte verifiche progettuali da persone che non hanno nulla a che fare con quelle che ci hanno lavorato finora. Nei 1500 anni precedenti di maree sopra il metro e 80 ce ne sono state 2-3, nel giro di un anno e mezzo ne abbiamo avute due volte. Quindi suggerisco che si faccia una verifica del progetto del Mose in considerazione delle nuove condizioni climatiche. Non fare queste verifiche sarebbe da irresponsabili”.

Sull’ex Ilva. “Arcelor Mittal ha come pratica quella di acquisire impianti siderurgici nel mondo, accaparrarsi quelle quote d’acciaio e poi chiudere gli impianti. La domanda è: il governo Renzi-Calenda e quello Conte-Di Maio perché non hanno considerato questo aspetto? Conosco il livello di superficialità di Barbara Lezzi, ma qui c’è un problema di guardare quello che hanno fatto altri Paesi d’Europa, dove sono riusciti ad avviare progetti di riconversione. Queste situazioni di crisi potrebbero essere l’occasione per una svolta, ci vuole coraggio però”.