Ora legale. L’Italia ha detto no all’abolizione. Manca la valutazione sui reali vantaggi e svantaggi

291

Agenpress – Come richiesto dall’Unione europea, dal 2021 ogni Paese dovrà decidere se adottare per tutto l’anno l’ora legale o quella solare. Ma il governo italiano ha depositato a giugno a Bruxelles una richiesta formale per mantenere intatta la situazione attuale senza variazioni e l’esecutivo Conte bis non ha presentato modifiche al documento.

Nei prossimi mesi avverrà la discussione nelle sedi del Parlamento e della Commissione europea, anche se attualmente a Bruxelles la questione non è prioritaria, considerata anche tormentata formazione della squadra di Ursula von der Leyen. I Paesi del Nord sono contro l’ora legale perché da loro d’estate fa buio più tardi e non hanno bisogno di spostare le lancette in avanti per risparmiare sulle bollette. Quelli del Sud, come l’Italia, sono a favore del doppio fuso che abbiamo adesso perché ci fa guadagnare un’ora di luce nelle sere d’estate e ce ne fa recuperare un’altra nei mattini d’inverno. La battaglia andrà avanti e non si possono escludere rinvii.

Come riporta il Corriere della Sera, tre sono i motivi che hanno portato l’Italia ad effettuare la scelta di continuare con sei mesi di ora solare e sei mesi di ora legale.

La prima perplessità espressa dall’Italia nel “position paper” dell’Italia riguarda la “mancanza di una valutazione d’impatto dalla quale si possa evincere, in modo esaustivo, il quadro dei vantaggi e degli svantaggi”. Mancherebbero, dunque, prove scientifiche che quei due piccoli cambiamenti di fuso orario possano davvero danneggiare l’equilibrio psico-fisico.

 Il secondo dubbio, e forse il più importante, è quello relativo all’aspetto economico: grazie all’ora legale, che per sei mesi l’anno ci consente di accendere le luci un’ora dopo, l’Italia e gli italiani risparmiano soldi. Al paper depositato a Bruxelles il governo ne ha allegato un altro, preparato da Terna, il gestore dei tralicci dell’alta tensione, che quantifica questo risparmio in 100 milioni di euro l’anno.

La terza e ultima perplessità è relativa alla possibilità che le “singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno”. Si vorrebbe fare ordine, ma c’è il rischio di aumentare il caos. Per questo l’invito dell’Unione europea potrebbe non rispettare i “principi di proporzionalità e sussidiarietà”.

 

La discussione a Bruxelles