Hong Kong. Joshua Wong critica Di Maio e il suo non “interferire nelle questioni di altri Paesi”

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Joshua Wong, attivista pro democrazia

Agenpress  – “Quando il vostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dice: ‘noi non vogliamo interferire nelle questioni di altri Paesi’, io rispondo che forse si dovrebbe mettere nei panni degli altri per comprendere la perdurante brutalità della polizia sin dal giugno scorso, quando i manifestanti si sono trovati di fronte a pallottole vere. Senza contare il fatto che un’azienda automobilistica italiana (l’Iveco, con una versione adattata del modello Daily,  fornisce i veicoli alla polizia di Hong Kong. Credo che uno Stato responsabile prenderebbe in considerazione la consapevolezza della dignità umana”.

Lo dice Joshua Wong, tra gli attivisti pro-democrazia più noti,  “grato per il supporto offerto dalla società civile italiana, dalla stampa e da quegli esponenti politici che sostengono con fervore la causa democratica della gente di Hong Kong. Alla fin fine la nostra è una richiesta assai modesta. Rivendichiamo semplicemente il diritto a libere elezioni”.

Molti dei candidati più attivi nel sostenere i manifestanti sono stati eletti nei consigli distrettuali, come Jimmy Sham uno dei promotori delle manifestazioni che hanno portato in piazza milioni di hongkonghesi e Kelvin Lam, subentrato all’attivista dell’Umbrella Movement Joshua Wong a cui era stato impedito di correre nelle elezioni. Anche altri candidati eletti come Richard Chan, Roy Kwong, Andrew Chiu e Lam Cheuk Ting hanno partecipato attivamente alle manifestazioni negli scorsi mesi, spesso proprio come promotori di iniziative a sostegno delle proteste.

Il movimento anti-governativo è partito a giugno in risposta alla contestatissima legge sulle estradizioni in Cina, puntando poi a sollecitare il varo di riforme democratiche. A tale scopo, il movimento ha varato una piattaforma di cinque punti, tra cui il suffragio universale e un’indagine indipendente sulla brutalità della polizia nella repressione delle proteste. Dopo sei mesi di manifestazioni, la popolazione si è riversata in massa alle urne: sui 4,13 milioni di elettori totali registrati (+32% sul 2015), l’affluenza è stata del 71,2%, ha annunciato Barnabas Fung, a capo della Commissione per gli affari elettorali in una conferenza stampa in streaming. Si tratta della partecipazione più alta mai registrata dal passaggio del 1997 della città da Londra e Pechino, visto che il 71,2% ha superato non solo il 47% del 2015 (il massimo fino a oggi per il voto distrettuale), ma anche il 58% raggiunto nel 2016 per le più importanti elezioni del parlamentino locale.