Lavoro. Cgia, gli imprenditori trovano difficoltà a coprire il 32,8% dei posti lavoro

457

Agenpress – Sebbene la congiuntura non sia delle migliori e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori, in particolar modo a Nordest, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato.

Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della CGIA – sui risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall’Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior – risulta che il 32,8 per cento delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.

Su poco meno di 500 mila assunzioni previste a gennaio di quest’anno, il 32,8 per cento degli imprenditori intervistati ha segnalato che, probabilmente, troverà molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), di cui il 15,7 per cento a causa della mancanza di candidati (poco meno di 72.500) e un altro 13,8 per cento per la scarsa preparazione (circa 63.700) (vedi Tab. 1).

“L’offerta di lavoro si sta polarizzando – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.

A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest: nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sulle assunzioni previste, a Trieste il 45,5%, a Vicenza il 44,6%, a Pordenone il 44,2%, a Reggio Emilia il 42,7%, a Treviso il 42,3% e a Piacenza il 40,5%. Tra le figure professionali che scarseggiano di più al Nord vi sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici. Anche al Sud la percentuale media di difficile reperimento è comunque notevole, pari al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L’Aquila e del 30,6% a Cagliari.

Il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso che non è riscontrabile in Europa: pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i paesi Ue, gli occupati sovraistruiti presenti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2% degli occupati totali e il 35% degli occupati diplomati e laureati. Ciò significa che pur di lavorare molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito, ed esiste un “mismatch” tra le competenze richieste e quelle possedute.

“L’offerta di lavoro – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – si sta polarizzando: da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali, a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi invece sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano, e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”. Il segretario Renato Mason sottolinea che “sul fronte del mercato del lavoro si profila una crescita dell’occupazione a livello nazionale dello 0,4%, anche se in riduzione rispetto allo 0,6% registrato l’anno scorso.

Si rischia pertanto di interrompere un trend particolarmente favorevole, soprattutto per i giovani che, secondo i dati Istat relativi al 2019, hanno registrato una flessione significativa del tasso di disoccupazione, raggiunto grazie alla buona performance dell’apprendistato, che costituisce ancora adesso il contratto più utilizzato – conclude – per consentire agli under 25 di entrare nel mercato del lavoro”.