Egitto. Patrick è spaventato, rinchiuso “in un posto terribile: una cella con 35 detenuti e un solo bagno”

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Agenpress – “Mi hanno picchiato e tenuto bendato”. Sono queste le parole di  Patrick George Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato a Il Cairo per propaganda sovversiva tentativo di rovesciare il regime

Il tribunale di Mansura ha respinto, per questo motivo,  la richiesta di scarcerazione. 

La corte non ha fornito alcuna motivazione riguardo al respingimento della richiesta, spiegano i legali dello studente. Si trattava solo di un’udienza chiamata ad “accettare o respingere” il ricorso contro la custodia cautelare. “Patrick George è accusato di aver diffuso notizie false e comunicati tesi a turbare la pace sociale, incitare a manifestazioni non autorizzate”, ha ricordato una fonte giudiziaria. “E questo – ha aggiunto – allo scopo di sminuire il prestigio dello Stato, turbare la quiete e la sicurezza pubblica istigando a rovesciare il potere e a propagare idee di natura tale da sovvertire i principi fondamentali della Costituzione”.

All’udienza hanno assistito anche quattro diplomatici: due di Italia e Svezia che rappresentavano l’Unione europea nell’ambito del programma di monitoraggio, oltre a uno statunitense e a un canadese.

Delusione da parte di Amnesty International, organizzazione che per prima e più di tutte ha dato risalto al caso del giovane studente: “C’è delusione, avevamo sperato in un esito diverso. C’erano segnali che potesse andare diversamente. Un’aula piena di giornalisti, internazionali ed egiziani, di diplomatici, italiani inclusi. Ma non è servito a nulla”, ha dichiarato all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. “Adesso ripartiamo con una campagna ancora più forte, più viva, ancora più determinati”, ha aggiunto.

Il ragazzo dovrà restare in carcere come stabilito dal tribunale di  Mansura, ma i legali continuano a tentare il tutto per tutto per scagionarlo.

Il ragazzo ha spiegato di essere stato bendato per 12 ore, di essere stato picchiato sul viso. Gli è stato chiesto di spogliarsi e gli sono state fatte delle domande, a cui ha detto di non aver risposto, in merito alla sua ong e a dei post su Facebook. Ai giornalisti in aula dice che sta bene, ma prima di essere portato in cella riesce a spiegare dei dettagli choc: “Mi tengono in un posto terribile: una cella con 35 detenuti e un solo bagno. Un grande stanzone con una porta piccolissima”.

Gli avvocati spiegano che sta molto meglio, ma è spaventato. A nulla è servito spiegare che le prove che lo avrebbero incastrato sono false e che di fatto è stato sequestrato e torturato, per la giustizia egiziana deve rimanere in carcere. I legali speravano che la presenza di istituzioni pubbliche straniere e della stampa avrebbero spinto a un rilascio, ma le cose sono andate diversamente. 

La famiglia di Patrick George Zaky, l’attivista arrestato in Egitto, “ha deciso di non fare alcuna dichiarazione a proposito del processo”,  ha dichiarato Wael Ghali, uno dei legali che era all’udienza. “La decisione è stata presa nell’interesse di Patrick”, ha aggiunto rispondendo a una domanda sulla delusione per il fallimento della richiesta di scarcerazione.