Lorenzo, morto di anoressia a 20 anni. I genitori, “ci siamo spesso sentiti soli e spaesati”

368
Foto da facebook

Agenpress – “Lo abbiamo visto spegnersi lentamente, senza poter far nulla per salvarlo. Ci siamo spesso sentiti soli e spaesati.  E ci siamo scontrati contro una dura realtà: non esistono in Italia strutture pubbliche in grado di accogliere e curare i ragazzi che soffrono di queste patologie”.

E’ quanto raccontano i genitori di Lorenzo Seminatore, Francesca e  Fabio, che oggi denunciano la loro impotenza di fronte a una malattia che forse viene sottovalutata.

Lorenzo si è ammalato di anoressia a 14 anni, a 20 il suo corpo ha ceduto e  è morto.  Ora i genitori Francesca e Fabio vogliono denunciare quanto accaduto al proprio figlio e lanciare un appello affinché non succeda più una simile tragedia. “E’ inaccettabile che in un Paese come l’Italia non ci siano strutture pubbliche in grado di accogliere e curare questi ragazzi”, hanno spiegato.

“Molte famiglie stanno vivendo lo stesso calvario che abbiamo affrontato noi. Questi ragazzi devono essere curati e non tutti possono permettersi centri privati. Le istituzioni devono muoversi: prima con la prevenzione nelle scuole, poi investendo nella sanità. Mancano anche i percorsi di sostegno alle famiglie. In ospedale si limitano a fare flebo di potassio e poi rispediscono i pazienti a casa”.

L’agonia di Lorenzo è iniziata il primo anno di liceo scientifico. ″È sempre stato un ragazzino molto esigente, un perfezionista. Poi, all’improvviso, un giorno qualcosa in lui è scattato e ha smesso di mangiare”, raccontano i genitori. Lorenzo aveva iniziato a soffrire di anoressia quando frequentava ancora il liceo. In quel periodo aveva affrontato il primo ricovero presso la clinica privata a Brusson, in Valle d’Aosta: dalla sua stanza, il ragazzo continuava a studiare. Gli insegnanti del suo Istituto di Moncalieri gli mandavano i compiti via mail.

L’allora 14enne smette di mangiare e perde velocemente molti chili. Due anni più tardi i genitori lo fanno ricoverare in un centro di Brusson, in Valle d’Aosta. Qui il giovane prende nuovamente peso e le cose sembrano andare meglio. Ma la situazione precipita con gli esami di maturità e poi con la scelta dell’università.

Ormai 18enne, Lorenzo può scegliere se farsi curare o meno. I genitori non possono avere più controllo su di lui e la malattia si insinua con maggiore forza nella mente e nel corpo del ragazzo fino a portarlo alla morte nella sua camera da letto. “Abbiamo fatto di tutto per aiutarlo – ha detto la mamma – Questi ragazzi devono essere curati e non tutti possono permettersi centri privati. Le istituzioni devono muoversi: prima con la prevenzione nelle scuole e poi investendo nella sanità. Mancano anche i percorsi di sostegno alle famiglie”.

Nonostante la malattia, Lorenzo coltivava le proprie passioni. Prima fra tutte, la musica. Amante della trap, amava scrivere canzoni per poi pubblicarle su Youtube facendosi chiamare “Once the killer”. Una passione che probabilmente lo aiutava a mettere nero su bianco il proprio malessere.