Migranti. Cassazione, Carola Rackete ha rispettato le regole del salvataggio in mare

202
La capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete

Agenpress – Il capitano della Sea Watch Carola Rackete ha rispettato “l’obbligo di prestare soccorso in mare” entrando nel porto di Lampedusa con la sua nave carica di migranti perché il suo dovere di soccorrere i naufraghi “non si esaurisce” sottraendoli “al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio di sbarcarli in un luogo sicuro”.

Lo spiega la Corte di Cassazione nelle motivazioni sul ‘no’ all’arresto di Carola Rackete, la comandante della nave della ong Sea Watch con 40 migranti a bordo accusata di aver forzato il blocco navale della motovedetta della Guardia di Finanza che le impediva l’accesso al porto dell’isola siciliana.

La decisione, spiega la Suprema Corte, è legata al fatto che “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro“.

E’ stata anche legittimamente esclusa la natura di nave da guerra della motovedetta perché al comando non c’era un ufficiale della Marina Militare, come prescrivono le norme, ma un maresciallo delle Fiamme Gialle. Dunque Rackete ha agito in maniera “giustificata” dal rischio di pericolo per le vite dei migranti a bordo della sua nave.