Iraq, il caos attuale ha radici lontane. Alberto Rosselli presenta il nuovo libro

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Ieri pomeriggio la presentazione de “La rivolta nazionalista irachena del 1941”


Agenpress. L’instabilità dell’Iraq affonda le sue radici nelle decisioni prese dalle potenze occidentali nella prima metà del Novecento. Ne ha trattato ieri Alberto Rosselli, giornalista e storico, presentando il nuovo libro “La rivolta nazionalista irachena del 1941” al Grand Hotel Minerva di Firenze.

Rosselli, già inviato in Siria e Iraq per ANSA e Reuters, ha ricostruito la storia del paese mostrando come sia stato spartito al tavolo delle potenze internazionali dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano. Destino analogo ad altri territori del Medioriente che, al di là delle belle enunciazioni di principio come “autodeterminazione dei popoli”, hanno finito per essere merce di scambio tra Inghilterra e Francia.

Le risorse petrolifere e la posizione strategica nel Medioriente e sullo stretto di Hormuz rendono l’Iraq un obiettivo per l’Inghilterra che vi impone un mandato che solo all’apparenza concede margini di autonomia. I britannici cercano in seguito di instaurare una monarchia filo-britannica con l’emiro Hussein.

Nel frattempo in Iraq crescono le spinte indipendentiste, animate anche da quel nazionalismo arabo di cui sarà propugnatore il Gran Muftì di Gerusalemme, che trovano sfogo nell’embrionale partito Ba’th. Da qui la rivolta anti-britannica in Iraq del 1941 sostenuta dal movimento nazionalista del leader Rashīd ‘Ālī al-Kaylāni – che aveva rapporti con le potenze dell’Asse – di fruire, anche con la ribellione armata, di una piena libertà politico-amministrativa.

L’evento, moderato da Lorenzo Somigli, ha riscosso l’interesse del pubblico desideroso di conoscere un momento poco conosciuto della storia ma prezioso per capire l’attualità.