Coronavirus. Italia 3° paese al mondo per numero di contagiati. 55mila cittadini isolati

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Agenpress – Con i 152 casi confermati dal commissario straordinario Borrelli, l’Italia diventa il terzo Paese al mondo per numero di contagi, secondo i dati della Johns Hopkins University. La Cina con quasi 77mila casi resta il Paese più colpito, seguito dalla Corea del Sud con 602. L’Italia scalza il Giappone, dove al momento i casi sono 135.

Dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, l’allarme Coronavirus fa chiudere scuole e università nel Nord Italia. Un provvedimento precauzionale, adottato dalle varie Regioni visto l’aumento dei contagi, che si combina con la sospensione delle gite scolastiche in Italia e all’estero a partire da oggi. La sospensione delle lezioni a Milano e in tutta la Lombardia sarà per 7 giorni, prorogabile fino a 14, ha spiegato l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera.

Ogni ulteriore decisione si baserà sull’evoluzione della situazione, che viene costantemente monitorata. L’ordinanza firmata dal presidente della Lombardia Attilio Fontana di concerto con il ministro della Salute Roberto Speranza prevede la “sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado” fino ai “master”, ad esclusione degli specializzandi e tirocinanti delle professioni sanitarie. Disposizioni simili sono in vigore in Veneto e Piemonte fino al primo marzo: se la situazione sanitaria non dovesse migliorare lo stop potrebbe essere prolungato.

“Sappiamo di creare un grave disagio per tutti – ha detto il governatore Luca Zaia – ma la salute viene prima di tutto, non avrei mai voluto firmare un documento del genere”. Lo stop temporaneo delle lezioni, dagli asili alle università, è stato decretato anche in Emilia-Romagna, dove i casi positivi al Coronavirus sono nove. Anche in Regioni non toccate dal virus sono state disposte chiusure, come misure di massima prevenzione. La Regione Liguria, in serata, ha disposto con ordinanza la chiusura di scuole e musei fino al primo marzo a partire dalla mezzanotte di lunedì. Il rettore di Genova aveva già sospeso per una settimana ogni attività didattica dell’università. Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha ordinato che in Alto Adige siano chiuse per una settimana le strutture socio-educative, pubbliche e private, dedicate alla prima infanzia (asili nido e microstrutture aziendali).

Cinquecento uomini a presidio dei 43 varchi, unica via per entrare ed uscire dalle aree focolaio, e la possibilità di utilizzare, se necessario, anche i Nuclei Nbcr dei Vigili del Fuoco, nelle zone del lodigiano e a Vo’ Euganeo, che si andranno ad aggiungere al personale già in servizio nelle due province. Si tratta di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari dell’Esercito che dovranno garantire 24 ore al giorno il presidio dei 35 varchi d’accesso ai 10 comuni del lodigiano (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo, e San Fiorano) e agli 8 posti all’ingresso di Vo’ Euguaneo. Da lì nessuno entra e nessuno esce.

Un dispositivo che inevitabilmente, come ha ammesso lo stesso premier Conte più volte, richiederà “sacrifici” agli oltre 55mila cittadini che vivono nelle aree nelle 2 regioni, che subiranno “restrizioni personali” importanti.

Il decreto, d’altronde, è chiaro e dispone il “divieto di allontanamento” per tutti, ad eccezione di chi è impegnato nei servizi essenziali e di pubblica utilità. Non è invece vietata la mobilità all’interno delle aree focolaio, ferme restando la necessità di rispettare le indicazioni delle autorità e del ministero della Salute e di utilizzare “dispositivi di protezione individuale” ogni qual volta si accede ai servizi pubblici essenziali e ai negozi “per l’acquisto di beni di prima necessità”. Non saranno gli uomini e le donne impegnate ai varchi ad occuparsi della sicurezza all’interno delle aree: a quella penseranno le pattuglie che già quotidianamente ‘coprono’ le zone interessate e che continueranno a presidiare il territorio. Ma cosa succede se qualcuno viola i divieti? Le ‘regole d’ingaggio’ per le forze di polizia sono definite all’articolo 3 del decreto. “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.