Gli eventi per l’8 marzo non si fermano. Venerdì 6 marzo a Carrara, Ketty Carraffa e gli artisti, per la Giornata Internazionale della donna

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Agenpress. Nella settimana del 8 marzo, un evento di grande rilevanza nazionale, per l’Arte e il tema al femminile, è in programma per venerdì 6 marzo, a Carrara, nel quale verrà presentato il Progetto e libro, Il Made in Italy delle donne, La canzone di Marinella – Le donne, imprenditrici di se stesse”, di Ketty Carraffa, scrittrice e opinionista e organizzato dall’Art Director della Flamingo Art Gallery, Paola Galeotti, che inaugura la Mostra/Jam session, dal titolo “ROSSO FUORI TEMA”, con 24 artisti.

L’evento, realizzato con il Patrocinio del Comune di Carrara, si svolge in Via Don Minzoni, 4, nella sede della Galleria, dalle ore 18,00, con la partecipazione di artisti, tra pittori, fotografi e scultori, che con le loro opere completeranno gli spazi della Flamingo Art Gallery, creando il filo conduttore della Mostra.

E’ per l’importanza del tema, che la mostra ha il Patrocinio del Comune, con gli interventi della Presidente del CRPO Toscana Rosanna Pugnalini, l’adesione di tutta la Commissione Pari Opportunità Carrara, con la Presidente Francesca Menconi, il Patrocinio Club Unesco Carrara, con la Presidente Maria Grazia Passani e di Alessandra Verdini, Criminologa.

PAOLA GAELOTTI: “Per l’occasione, durante l’inaugurazione, verrà presentato il libro della scrittrice Ketty Carraffa, Il Made in Italy delle donne. La canzone di Marinella. Le donne imprenditrici di se stesse”. La scelta di invitare Ketty, per me non è stata casuale, infatti è quello che lei rappresenta che mi ha stimolata a convincerla a venire nella nostra Carrara, dove le donne nella storia hanno segnato il passo e dove lei ha realizzato anche due documentari sulle donne della Resistenza di Carrara e sulle cave di marmo, come Documentarista, da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne e del Made in Italy. Mi ha convinta anche il suo omaggio personale al cantautore Fabrizio De Andrè, che ha conosciuto in giovanissima età e che poi ha seguito come fotoreporter sino all’ultimo concerto, con l’intervista speciale a Dori Ghezzi, contenuta nel libro, e con la creazione della cover della “ Canzone di Marinella”, dedicandola alle donne vittime di violenza. Mi piace pensare di contribuire alla positività dei messaggi, con la conoscenza di donne e amiche, che proseguono nell’intento di sensibilizzare specialmente le nuove generazioni, al rispetto, attraverso le diverse forme di comunicazione e incontri, portati avanti dall’Arte e dai progetti culturali realizzati con questo intento, in ogni periodo dell’anno e non solo nelle date “comandate”, in difesa dei diritti della donna. La Festa della donna, (perché l’8 marzo è anche questo), è una celebrazione molto sentita dalle donne di tutto il mondo che almeno una volta l’anno, si sentono protagoniste indiscusse di un evento. Questa giornata rappresenta per le donne un sentimento di uguaglianza rispetto al mondo al maschile che storicamente ha dominato la scena sociale oscurando il ruolo della donna nel mondo”.

L’8 marzo, è più precisamente la “Giornata internazionale della donna”, istituita dall’Onu nel 1975, nata per ricordare le lotte delle lavoratrici di tutto il mondo, per la conquista del pari salario e per i diritti sociali e politici, ancora duri a diventare una bella realtà. Anche l’8 marzo 2020, deve essere un’occasione per rafforzare la lotta delle donne e degli uomini, uniti contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere, in un Paese dove ogni 72 ore viene uccisa una donna…

Paola Galeotti, spiega i motivi per i quali ha scelto di organizzare un evento artistico-sociale nella sua Galleria, con un titolo così emblematico e dedicato all’8 marzo.
“Mi fa piacere unire la parte letteraria, di interviste e racconti con la divulgazione del Made in italy al femminile del libro di Ketty, dedicato alle donne vittime di violenza, con la Mostra “Rosso fuori tema”, che ho organizzato. La Mostra è un contenitore di 24 artisti, che ho visionato con molta cura e con molte riflessioni, e che, pur essendo stilisticamente diversi tra loro, raccontano a fondo, con il loro messaggio, il tema. Essi rappresentano la donna in tutte le sue sfaccettature, una donna fuori e dentro i ruoli, fuori e dentro le sue tragedie personali. Il colore rosso, indica: passione, festa, primavera, fuoco, luce. Un colore bello, positivo…. ma anche Rosso sangue. E’ proprio questo è il punto, quando il sangue viene versato a causa dei femminicidi, va fuori tema, non c’entra più niente con il bello che rappresenta. Le figure femminili degli artisti presenti in mostra, hanno superato la violenza subita: è questo il loro denominatore comune.
Penso alle sculture filiformi e slanciate di Giorgio Andrei, che come fiammelle spumeggianti si incendiano verso il cielo, o talvolta le troviamo ricurve in una posizione di attesa che evoca infinita pazienza.

L’abito nero scolpito come una sorta di origami da Verena Mayer Tasch, nella sua leggerezza in accoppiamento con le scarpette sembra essere lì, in una vetrina di una boutique, pronto nell’atto giocoso e divertente di una donna che lo acquista per una festa, chissà forse per l’8 marzo… Carlos Mendoza gioca con i simboli, con i concetti, con la psiche dello spettatore: la sua foto “Il mito di Amore e Psiche” è un’allegoria legata agli antichi culti femminili, di ispirazione magica ed ermetica. I simboli sono quelli delle prove e dell’iniziazione sacerdotale femminile.

Le donne di Pier Francesco Restelli, scivolano come lacrime rosse su una tela nera, s’infiltrano in questo buio assoluto per poi uscirne e brillare di un rosso fuoco,sono vive, sono piene di energia; Daniela Marchetti rivendica il diritto delle donne su una lavagna rosso sangue che non può essere cancellata, ma la sua creatura femminile spara e si difende dalle volgarità del mondo.

Per Amedeo Desideri la donna è leggera come una piuma di fagiano, un uccello caratterizzato da un’esistenza difficile, inquieta,una donna quindi in continua lotta con le avversità che riesce a superare, liberandosi con fatica dalla gabbia in cui è rinchiusa; mentre per Marco Ambrosini la donna è un seno in marmo nero Belgio appeso a un’asta a cui è legato con una ruvida corda, ma che oltre a essere simbolo di fertilità e sensualità, questo seno nella sua generosità può allattare, nutrire, perché è un organo che appartiene alla donna prima che agli altri, quindi un riferimento simbolico fondamentale per ognuna di noi.

Anche Graziano Guiso espone un dipinto in cui una donna espone la sua mammella, ispirato a un’opera di un pittore anonimo francese del XVI secolo, rappresenta una donna che non è toccata dalle vicissitudini della vita, ha già trasceso il reale, dimostrazione è l’altalena alle spalle che come un pendolo scandisce il tempo che passa, ma la donna non se n’è importa e continua a mostrare ciò che più di femminile le appartiene.

Fabrizio Lorenzani in questa jam session espone una scultura da significati ancestrali, “la lanterna”, che è simbolo di luce e verità.La donna diventa luce, energia, giorno, sole, rosso fuoco che scalda la mente e il corpo e che illumina all’artista stesso la strada da percorrere.

Per Rita Mele la donna è una figura surreale, è un’icona che fa da mediatrice tra uomo e natura o inconscio, strumento d’accesso al mondo dell’irrazionale.

Per la giovane artista Nicol Volpi, con le sue pennellate astratte,l’occhio della donna dipinto in una spirale di colori diventa l’occhio dell’unicorno, animale magico e irreale-surreale, quindi la donna è anch’essa un animale magico e onirico.

Beatrice Tapponecco scolpisce come un poetessa, per dirla dal punto di vista filosofico di Bachelard, la sua è la scultura della poesia della terra, la donna diventa bosco, aria e foglia sia nelle fotografie da lei scattate che nella pietra da lei scolpita.
Kizuna, la donna di questo dipinto dell’artista Akiko, si taglia i capelli da sola, con questo gesto impone il suo volere alle abitudini e ai giudizi sociali, non vuole conformarsi alla volontà degli altri, vuole cambiare il suo futuro con le sue stesse mani, anche lei è già andata oltre i pregiudizi e l’ignoranza.

Per Ornella Tognetti il cuore è il centro di un tiro a segno, una parte pulsante ma anche fragile, che potrebbe essere colpito mortalmente dall’odio, ma nel suo quadro la verità e l’amore lo salvano da questo tragico destino, mentre per Xintong Gao la donna è un fiore di loto, lo dipinge come simbolo della purezza dell’anima e del corpo e di elevazione spirituale.

Carmen Bertacchi esprime i contenuti della donna dipingendo o ritagliando simboli quali la pancia, la spina dorsale, l’utero, il cuore, che vivono giorno dopo giorno in una quotidianità che li rinnova attraverso l’analisi profonda che l’artista fa di se stessa come persona.

Emanuela Ricci si può considerare una miniaturista, lei dipinge sulle unghie, creando dei veri e propri racconti fiabeschi, le sue creature sono pavoni che rappresentano la bellezza femminile, sono volti che sognano immersi nella natura o in paesaggi onirici, il suo è un messaggio positivo, pieno di speranza.

Fabio Sciortino dipinge le donne mimetizzate ai paesaggi, d’altra parte le sue opere sono strettamente legate alla memoria del paesaggio, un paesaggio in continua mutazio in cerca di un nuovo equilibrio, come l’essenza più profonda femminile. Non poteva mancare da parte di Makawee (Francesco Ricci Laura Nerbi) un riferimento a una grande donna come Pina Baush, coreografa di fama mondiale, nella raffigurazione, i colori e la forma del corpo diventano un tutt’uno per risvegliare nello spettatore un senso di spettacolare equilibrio precario, è pure con Zizì Smail che si ricerca attraverso le sue longilinee donne quell’equilibrio sottile tra la forma rappresentata e lo spazio delineato, Zizì scolpisce l’anima.

Silvio Santini, è invece alla ricerca di un eterno e armonioso equilibrio nel rapporto perfetto tra uomo e donna , non esiste inizio o fine, è un continuo che tende all’infinito.

Per Michelangelo Toffetti, la donna è un fiore che riesce a sbocciare di nuovo, per una seconda volta, per infinite volte dopo aver provato la siccità del deserto; anche per Giò Glitch, trascesa, fioritura e superamento del dolore e della realtà sono le caratteristiche delle sue donne, che ci guardano dritte negli occhi e ci interrogano, ci inducono a riflettere su quanto è accaduto nella loro storia. In questa mostra si parla anche di bambole grazie a

Rosellina Crucitti, che ho scelto di inserirle nella mostra come fossero pezzi d’arte, perché sono in realtà pezzi d’arte, una sorta di sculture, perchè credo non esista una differenza tra arti minori e maggiori, e cmq ci fosse la Bambole di Rosellina appartengono alla seconda categoria: la sua bambola è fata-strega, splendente ed eccentrica nel suo vestito rosso vermiglio, ci parla e ci sussurra qualcosa di magico e di impercettibile, bisogna avvicinarsi con l’orecchio per ascoltare la sua vocina che proviene da un tempo remoto e anche le cose che ha da dirci sono importanti e belle, chissà forse delle antiche favole… La mia gioia di gallerista nell’aver costruito questo evento tra arte sociale e scrittura, ringrazio tutti gli artisti partecipanti per la fiducia che mi hanno dato, le istituzioni che hanno capito l’importanza della manifestazione e auguro a tutti un felice godimento della mostra… “