Rivolta carceri. Bonafede, atti criminali, 12 morti e oltre 40 feriti. Modena e Foggia inagibili

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Agenpress – “Fuori dalla legalità, e addirittura, nella violenza non si può parlare di protesta: si deve parlare semplicemente di atti criminali. Lo dico anche per sottolineare che le immagini dei disordini e gli episodi più gravi sono ascrivibili ad una ristretta parte dei detenuti; la maggior parte di essi, infatti, ha manifestato la propria sofferenza e le proprie paure con responsabilità e senza ricorrere alla violenza”.

Lo ha detto il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, parlando al Senato delle violenze nelle carceri.

“Sono state portate avanti da almeno 6000 detenuti su tutto il territorio nazionale” le rivolte nelle carceri. Il “bilancio complessivo è di oltre 40 feriti della polizia penitenziaria cui va tutta la mia vicinanza e l’augurio di pronta guarigione) e purtroppo di 12 morti tra i detenuti per cause che, dai primi rilievi, sembrano perlopiù riconducibili ad abuso di sostanze sottratte alle infermerie durante i disordini”.

“Allo stato risultano latitanti 16 detenuti che erano soggetti al regime di media sicurezza”, ha aggiunto riferendosi  alle evasioni dal carcere di Foggia, penitenziario che ha riportato a seguito della rivolta dei detenuti “gravi danni strutturali”. Quanto al carcere di Modena, teatro della rivolta più cruenta, “gran parte dell’istituto è diventato inagibile”.

La rivolta del carcere di Foggia è stata l’unica ricostruita nel dettaglio dal ministro, che ha ringraziato la polizia penitenziaria e tutto il personale dell’amministrazione penitenziaria per aver “affrontato, mettendo a rischio la propria incolumità, situazioni molto difficili”. E’ cominciata la mattina del 9 marzo con alcuni detenuti che, ha riferito il ministro, hanno “appiccato il fuoco a lenzuola e materassi e danneggiando suppellettili all’interno delle camere di pernottamento”.

Nel frattempo, “circa 200 detenuti, in quel momento presenti nei cortili di passeggio a colloquio con il comandante, in massa imboccavano il corridoio verso l’uscita dei reparti. Durante il percorso forzavano i cancelli tra le sezioni favorendo l’uscita di altri detenuti e, dopo un tentativo di raggiungere la direttrice nel frattempo sopravvenuta, tentativo fallito grazie all’intervento della polizia penitenziaria, proseguivano nella loro azione scardinando il cancello interno della porta carraia, riuscivano a vincere le resistenze della polizia penitenziaria e si portavano fuori dalle mura perimetrali dell’istituto in 72. Successivamente, grazie al lavoro congiunto della polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine tempestivamente allertate, 56 di loro sono stati riportati in carcere”.