Coronavirus. Arcuri, i cittadini evitino contagi. Mascherine un bene prezioso, uso oculato

415
Il nuovo commissario all'emergenza coronavirus Domenico Arcuri

Agenpress –  “Da quando mi ha chiamato il premier Conte non ho mai smesso di correre, bisogna dotare il numero maggiore di ospedali di strumenti di terapia intensiva, inondare l’Italia di tutto quello che serve per far fronte a questa drammatica emergenza”. Lo ha detto il nuovo commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri.

“Le guerre commerciali sono come le epidemie. Tutti i Paesi devono attrezzare prima possibile un’industria nazionale. Come nelle guerre e nelle epidemie dobbiamo produrre prima possibile quello che ci serve: stiamo riconvertendo i sistemi produttivi, importando industrie che ora sono localizzate altrove. La solidarietà del nostro sistema mi inorgoglisce e rassicura”.

“I cittadini capiscano che devono aiutarci a evitare i contagi a costo di qualsiasi sacrificio”, ha aggiunto.

“L’obiettivo delle misure prese dal presidente Conte è non far propagare l’emergenza nella stessa dimensione su tutto il territorio, se i cittadini collaborano penso possa accadere”.

“L’emergenza ha vastità e velocità straordinaria, servono mascherine perché gli italiani si contagino meno possibile, che le terapie intensive si raddoppino prima possibile”.

“Abbiamo 5300 posti di terapia intensiva, siamo tra i Paesi che ne hanno di più nonostante quello che si dice, ma sono drammaticamente pochi rispetto alle esigenze”. “Abbiamo comprato 4950 ventilatori – ha detto ancora il manager -. Continuiamo a comprarli nel mondo anche grazie alle tante donazioni ricevute. L’articolazione e distribuzione dei macchinari sarà in base alle esigenze, prima la Lombardia, poi Emilia, Piemonte, Marche e Veneto e poi nel resto d’Italia”.

“Le mascherine sono un bene prezioso, tutti i governi le cercano in tutto il mondo. I cittadini capiscano che non si comprano al supermercato, devono essere oculati nel loro utilizzo”.

“Il decreto ‘Cura Italia’ ci permette di recuperare pezzi dell’industria nazionale, che è solidale e disponibile, per produrci in casa le mascherine”.