Appello al Governo: l’isolamento in casa aumenta la violenza domestica. Si aumentino i fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio

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Agenpress. “La violenza domestica non va in isolamento assieme alle persone, ma anzi, la convivenza forzata può rendere manifeste situazioni di aggressività latente o acuire maltrattamenti fisici e psicologici verso i soggetti più deboli.”

Così interviene l’Avv. Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, in merito al notevole calo di denunce in ambito familiare delle ultime settimane. “Probabilmente” prosegue Aldrovandi “l’isolamento in casa rende le vittime più deboli e incerte circa la tutela che potrebbero avere nel caso in cui denunciassero le violenze, poiché in una situazione come quella che stiamo vivendo risulta ancora più difficile pensare a un allontanamento dalla casa familiare del soggetto maltrattante.

Tuttavia, è bene ricordare che è sempre attivo il numero nazionale 1522 e che la normativa sul ‘codice rosso’, che prevede l’ascolto della vittima entro 72 ore dalla denuncia allo scopo di adottare misure contenitive delle condotte violente, è in vigore e che non è sospesa per effetto del coronavirus.

Anzi, ne approfitto per lanciare un appello al governo affinché siano aumentati, in questa fase, i fondi diretti ai centri antiviolenza, e in particolare a quelli che gestiscono case rifugio, poiché la persona che denuncia deve sapere di avere un posto sicuro in cui poter andare, dato che, nella situazione attuale, può essere difficile allontanare i soggetti violenti dall’abitazione, tranne i casi in cui sia prevista la custodia cautelare in carcere.

In più, si aggiunga la violenza assistita subita dai minori, che, non andando più a scuola e restando in casa tutto il giorno, si ritrovano a presenziare o a percepire situazioni di abuso e sopraffazione. L’emergenza della violenza domestica va di pari passo con quella del coronavirus, e non può essere né ignorata né sottovalutata.”