Coronavirus, Fabrizio Cicchitto (ReL): Isolarsi ora è pericoloso, serve una visione europeista

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Agenpress. Sulla vicenda del Coronavirus, già di per sé drammatica, si innesta un quadro politico nervoso e confuso. Matteo Salvini ha confermato di essere il peggior nemico di se stesso. In un momento assai delicato durante il quale si è parlato anche di governo di unità nazionale, mentre Draghi faceva la sua sortita ed era (e tuttora è) in corso un difficile confronto con l’Unione Europea, egli non ha trovato niente di meglio che urlare “Fate schifo, andate a cagare”.

Il giorno dopo ha anche detto “Stampare moneta”. Quale moneta, di grazia? In un momento del genere mettiamo anche in discussione l’euro? Quale impatto svalutativo avrebbe un’operazione del genere in un momento di questo tipo? E poi Salvini conosce la storia della lira? Non è una storia molto brillante: è caratterizzata da una serie infinita di svalutazioni.

Ma neanche la sortita di Renzi ci convince. In una situazione di questo tipo le parole dette da un personaggio significativo sono pietre. Parlare di “Riaprire subito dopo Pasqua” mentre ancora ci troviamo a fare i conti con 800 morti al giorno significa giocare con il fuoco.

Ha ragione il ministro Speranza quando dice che purtroppo siamo ancora in pieno contagio. Per di più da gennaio a oggi siamo andati a zig-zag, abbiamo dichiarato l’emergenza il 31 gennaio e abbiamo cominciato a chiudere il 5 marzo; adesso se sbagliamo i tempi rischiamo di vanificare tutti gli sforzi finora fatti e che succederebbe se riapriamo e riparte il virus con esiti esponenziali in termini di contagiati e di morti?

Ciò detto, con l’Unione Europea è in atto una partita assai difficile, perché per un verso una parte di essa si comporta molto male, ma per altro verso senza l’Unione Europea ci verremmo a trovare in una situazione assai difficile, anzi in un vicolo cieco.

Come ha ricordato Carlo Cottarelli noi oggi reggiamo perché la BCE sta dando in sostanza all’Italia circa 220 miliardi intervallati con maxi acquisti di nostri titoli: senza questo intervento lo spread sarebbe a livelli elevatissimi mettendo in grande difficoltà le nostre banche.

Allora con l’Unione Europea va condotta una partita con discorsi assai incisivi, ma anche nei dovuti modi. Quando parliamo dei “dovuti modi” non ci riferiamo solo alle sguaiataggini di Salvini, ma anche a una battuta del presidente Conte che a un certo punto per contestare giustamente le posizioni della Merkel e dell’Olanda ha affermato “Altrimenti facciamo da soli”.

Ci auguriamo che si tratti di una battuta detta nel fuoco della polemica, perché oggi andare da soli è impossibile. Chi pensa a soluzioni autarchiche magari attraverso la Cassa Depositi e Prestiti ha una visione del tutto provinciale della realtà e non fa i conti con l’entità delle cifre che vanno messe in campo.

Da questo punto di vista non capiamo perché il presidente Conte abbia all’improvviso modificato la sua posizione originaria che era quella di poter ricorrere anche al Mes senza condizionalità di alcun tipo. Ci auguriamo che non abbia ritirato quella posizione per far sua la scelta pregiudiziale dei grillini che solo a sentire la parola Mes danno in escandescenza.

Ma i grillini erano anche quelli che contestavano i vaccini. Ora con l’Unione Europea è aperta una partita assai difficile. È merito del governo aver costruito partendo dalla Francia e dalla Spagna un forte schieramento di nazioni europee (ma l’abbiamo fatta con Macron, non con i gilet gialli); questo schieramento deve trovare delle soluzioni precise, ma può ottenere risultati solo se si pone sul terreno europeista, non su quello di un isolazionismo che non poggia su nessun elemento reale dal punto di vista delle grandezze economiche da mettere in campo.