Le parole del Papa e lo stato delle carceri

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LE PAROLE DEL PAPA E L’INERZIA DELLA POLITICA.

L’OSCURANTISMO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS!


Agenpress. Nella giornata di ieri, subito dopo la recita della preghiera mariana, Papa Francesco ha rivolto un pensiero a chi, in questo momento di pandemia, è costretto a vivere in gruppo, in case di riposo, caserme, carceri.

“In questo momento il mio pensiero va in modo speciale a tutte le persone che patiscono la vulnerabilità di essere costretti a vivere in gruppo: case di riposo, caserme… In modo particolare vorrei menzionare le persone nelle carceri.

Ho letto un appunto ufficiale della Commissione dei Diritti Umani che parla del problema delle carceri sovraffollate, che potrebbero diventare una tragedia. Chiedo alle autorità di essere sensibili a questo grave problema e di prendere le misure necessarie per evitare tragedie future”.

Il Partito Democratico è subito intervenuto con serie di dichiarazioni perché “la voce di Papa Francesco si è levata per richiamare tutti a intervenire sull’emergenza sanitaria nelle carceri, invitando a prendere misure contro il sovraffollamento per evitare tragedie. Sono stati compiuti passi in questa direzione, ma sono insufficienti e parziali. Occorrono coraggio e senso di responsabilità, ai quali il Presidente Mattarella l’altro giorno e il Papa oggi hanno richiamato. E bisogna fare presto, per la tutela della salute della popolazione carceraria, per la salute e la sicurezza della polizia penitenziaria e degli operatori“.

Inoltre, chi pensa di poter usare i braccialetti elettronici “per migliaia di detenuti dovrebbe prima verificare se, alle condizioni attuali, le nostre forze di polizia sono in grado di farsi carico dello sforzo connesso ai sopralluoghi preventivi, ai controlli successivi e agli eventuali interventi straordinari connessi ad un numero così elevato di braccialetti. Non considerare questo aspetto significa sottovalutare la possibilità che qualsiasi provvedimento rimanga lettera morta. Se vogliamo davvero evitare il rischio di un contagio di massa tra reclusi e agenti di polizia penitenziaria, senza perdere ulteriore tempo, si adotti una forma speciale di detenzione domiciliare temporanea la cui durata sia direttamente connessa alla durata dell’emergenza epidemiologica”.

Il Presidente della Repubblica, il Papa, il secondo partito della coalizione di governo, il mondo delle associazioni, i Sindacati della Polizia penitenziaria, il Garante dei Detenuti, insomma tutti stanno tentando di far comprendere al premier Conte ed al ministro della Giustizia Bonafede la drammaticità della situazione. Forse i proverbi non sbagliano: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e cieco di chi non vuol vedere ma c’è anche chi crede di aver capito tutto e invece ha capito solo ciò che gli conviene maggiormente…!

Sono queste le amare riflessioni rilasciate alla stampa da Roberto Santini, il Segretario Generale del Si.N.A.P.Pe – Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria.