Coronavirus. Gli aiuti cinesi? Una fregatura. La Cina vuole ripulirsi l’immagine

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Agenpress – La Cina sta cercando di ripulirsi l’immagine e allo stesso tempo di rilanciare la sua economia. Ma molti Paesi stanno rispedendo al mittente i test: “Inaffidabili”.

I test cinesi per il coronavirus Covid-19 non funzionano e i Paesi che li hanno ricevuti stanno iniziando a mandarli indietro. È capitato in Spagna, seconda al mondo per numero di vittime e con un sistema sanitario al collasso.

Come raccontato da El País, i kit prodotti dalla società cinese Bioeasy con sede a Shenzhen hanno una affidabilità del 30%, invece di quella minima richiesta dell’80%. E con questi valori, purtroppo, non ha senso utilizzarli. Lo stesso è accaduto in Repubblica Ceca che ha deciso di rispedire indietro 150.000 test rapidi. Hurriyet ha raccontato, invece, come simili problemi siano stati riscontrati anche in Turchia.

Così la Georgia, che aveva acquistato alcuni kit, ha deciso di annullare l’ordine mentre i Paesi Bassi hanno ritirato al mittente decine di migliaia di mascherine importate dalla Cina e distribuite agli ospedali in lotta perché non soddisfano gli standard di qualità, come ha spiegato il ministero della Salute. Non tutti erano “aiuti” gratuiti, molti test e molte mascherine erano state acquistate dai Paesi che ora lamentano la loro scarsa qualità. 

China Daily, giornale del Partito comunista cinese, è immediatamente sceso in campo per dire che no, i kit non hanno alcun tipo di problema di affidabilità. Peccato però che, come racconta Fox News, le autorità cinesi hanno deciso di aprire un’inchiesta su Bioeasy dopo i problemi emersi dai Paesi che avevano disperato bisogno di quei test ma si sono ritrovati con più problemi che soluzioni.

Come racconta il New York Times, mentre lotta per contenere il coronavirus, la Cina sta cercando di risollevare le sue aziende riconvertendole alla produzione di mascherine, test, respiratori e altri dispositivi medicali. Allo stesso tempo, Pechino sta cercando di riscattare la propria immagine internazionale dopo i ritardi iniziali dipingendosi come il Paese capace di salvare il mondo. Nell’articolo del quotidiano della Grande mela viene nominata anche la Byd, l’azienda di auto elettriche che ha annunciato che produrrà cinque milioni di mascherine e 300.000 flaconi di disinfettante al giorno. Si tratta dell’azienda con cui l’Italia ha firmato un contratto di fornitura da oltre 100 milioni di mascherine. Abbiamo chiesto alla Protezione civile dettagli sul contratto e sulla fornitura ma siamo ancora in attesa di una loro risposta.