Bielorussia. Continuano le proteste,  Lukashenko schiera l’esercito, teme intervento esterno

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AgenPress – Continua l’ondata di proteste e scioperi che ha travolto la Bielorussia dopo i risultati delle elezioni presidenziali che hanno confermato al potere Alexander Lukashenko, alla guida dello stato dal 1994.

Il clima è sempre più teso con i dissidenti che hanno convocato la prima riunione del Consiglio di coordinamento dell’opposizione e Lukashenko che ha gridato al golpe e ha avvertito di aver dispiegato le unità combattenti dell’esercito lungo il confine occidentale. Da parte dell’opposizione è in corso un chiaro tentativo di prendere il potere, ha detto il presidente, minacciando di ricorrere a “misure adeguate” contro chi ha aderito al Consiglio.

Lukashenko, ha affermato che Minsk ha schierato unità armate ai suoi confini occidentali in risposta alle dichiarazioni dei governi stranieri sulla situazione all’interno del Paese. In una riunione trasmessa dalla televisione, Lukashenko ha detto che “le unità sono in piena allerta e pronte ad adempiere ai loro obblighi”.

Il ministero della Difesa di Minsk ha fatto sapere che sono iniziati pattugliamenti dei confini nazionali con caccia militari in stato di allerta.  Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, respinge al mittente le sollecitazioni della cancelliera Merkel e del presidente Macron perché si fermino le violenze in Bielorussia ai danni dei manifestanti dell’opposizione. Mosca le giudica “inaccettabili interferenze”.

Lukashenko teme un intervento delle potenze straniere e nei giorni scorsi aveva dato l’allarme di un rafforzamento della presenza militare Nato nella regione, affermazione poi smentita dalla stessa Organizzazione atlantica. Alla vigilia del vertice straordinario dell’Ue sulla crisi nel Paese, a farsi portavoce degli interessi bielorussi è stato il presidente russo Vladimir Putin che ha promesso a Lukashenko un aiuto militare in caso di necessità.

L’uomo forte della Russia ha avuto colloqui telefonici con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Il messaggio è stato chiaro: Mosca non vuole nè pressioni nè interferenze da parte delle potenze straniere sulle questioni interne di Minsk. I leader europei hanno ribadito l’importanza di fermare le violenze contro i manifestanti pacifici e di avviare un dialogo costruttivo e inclusivo per risolvere la crisi.