Le giornaliste sempre più numerose, si incrementa il salario nelle fasce giovani, ma incontrano ancora molti ostacoli nella carriera. È la fotografia restituita dai dati INPS presentati da Monica Paiella alla Sala Zuccari del Senato in occasione dei 15 anni di GiULiA giornaliste
AgenPress. Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia è stato appena del 53,3%, contro il 71,1% degli uomini: quasi 18 punti percentuali di differenza, un divario quasi doppio rispetto alla media europea, ferma a circa 10 punti.
Il divario economico resta più marcato nel settore privato, dove le ore lavorate sono un numero inferiore, mentre nel settore pubblico c’è più parità di ore lavorate e una minore discriminazione salariale. Nel settore privato nel 2024, la retribuzione annuale media è stata di circa 25.800 euro per gli uomini contro 18.300 euro per le donne. Nel pubblico, invece, il divario si riduce, ma resta comunque intorno al 16 %.
Nel settore dell’informazione la presenza femminile cresce, ma la parità economica e professionale no. Nel 2024 le donne rappresentano il 43% dei giornalisti dipendenti, un punto in più rispetto al biennio 2022-2023, ma si concentrano nella fascia di età più matura dai 56 anni in su, dove il divario retributivo rispetto agli uomini, raggiunge il suo massimo, il 16%, tra i 56 ed i 60 anni. Più fortunate all’ingresso le giovani generazioni, che vedono le giornaliste, fino ai 30 anni, essere più numerose dei loro coetanei e guadagnare il 5,3% in più degli uomini. La ricerca indica anche un tendenziale aumento generale delle retribuzioni delle donne (7%) nel biennio tra il 2022 ed il 2024, contro il 4% incrementale per gli uomini, ma questo non ha ancora cancellato le diseguaglianze accumulate nel corso delle carriere.
Dietro lo strutturale divario agiscono più fattori: molte donne lavorano in “part time” e dunque sono meno retribuite. Nel sud, la loro percentuale è particolarmente alta e raggiunge il 64% in Sicilia e il 63% in Calabria. Inoltre, persiste una maggiore discriminazione salariale nel settore dei dipendenti privati, rispetto al settore dei dipendenti pubblici dove la parità è più vicina, in base alle ore ed ai servizi resi. Ancora molto difficile resta per le donne accedere alle posizioni apicali: su tre giornalisti solo uno è donna, nella fascia di retribuzione sopra i 100 mila euro l’anno e resta il “soffitto di cristallo”, a cui contribuiscono diversi fattori: primo tra tutti “la child penality” e tutto il lavoro di cura. L’impatto della maternità sulla continuità lavorativa e sulla crescita dei redditi è ancora evidente.
Si conferma, dunque, la segregazione professionale e la concentrazione del lavoro femminile in imprese con retribuzioni più basse ed in settori che pagano salari più bassi ed offrono scarse possibilità di carriera.
La fotografia emersa al Senato dallo studio di Monica Paiella dell’Inps ed elaborato per GiULiA giornaliste, restituisce così una contraddizione: le donne conquistano spazio nel giornalismo, ma non nella stessa misura nelle risorse economiche e nelle opportunità di carriera. Quindici anni dopo la nascita di GiULiA i numeri mostrano che la presenza femminile è cresciuta, ma la piena parità sociale e professionale resta ancora da costruire, per un complesso di fattori anche strutturali dell’attuale organizzazione del lavoro.
