Quando le istituzioni resistono alle emozioni: il valore dell’etica costituzionale del servizio pubblico

- Advertisement -
- Advertisement -

Tagliente: Le istituzioni sono il luogo nel quale una comunità democratica trasforma i conflitti in regole, le passioni in responsabilità, le legittime istanze individuali in interesse generale


AgenPress. “È questo il significato più profondo della funzione pubblica: non limitarsi a interpretare ciò che la società percepisce nell’immediatezza, ma ricondurre ogni vicenda dentro il quadro dei principi costituzionali, delle procedure e delle garanzie che rendono possibile la convivenza civile.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito a una crescente tendenza alla sovrapposizione tra il momento politico, il momento amministrativo e il momento istituzionale. Sono dimensioni diverse, ciascuna necessaria, ma ciascuna chiamata a rispettare la propria funzione.

La politica ha il compito di scegliere e indicare una visione. L’amministrazione ha il dovere di tradurre quelle scelte in azioni concrete secondo criteri di legalità, imparzialità ed efficienza. L’istituzione deve rappresentare la continuità dello Stato e la tutela dell’interesse generale, al di là delle appartenenze e delle contingenze.

Nel corso della mia esperienza al servizio della Repubblica, nelle diverse realtà territoriali nelle quali ho esercitato funzioni di Autorità di governo e di sicurezza pubblica, ho sempre guardato con particolare attenzione agli amministratori capaci di distinguere questi tre piani.

Ho considerato un valore la capacità di un sindaco, di un presidente di Regione o di un rappresentante delle istituzioni locali di mantenere ferma la propria identità politica senza confondere il ruolo di parte con la responsabilità istituzionale. Quando si rappresenta una comunità, infatti, si è chiamati a essere punto di riferimento per tutti i cittadini, non soltanto per coloro che condividono una determinata scelta politica.

Questa distinzione diventa ancora più importante nei momenti difficili: quando un fatto di cronaca suscita dolore, paura e indignazione; quando una decisione giudiziaria divide l’opinione pubblica; quando un intervento delle forze dell’ordine genera interrogativi e tensioni.

In questi momenti la vicinanza umana è un valore irrinunciabile. Le istituzioni devono ascoltare, comprendere e accompagnare. Ma proprio perché rappresentano tutti, devono anche garantire il rispetto dei tempi dell’accertamento, delle competenze e delle regole dello Stato di diritto.

La mia esperienza professionale, maturata anche attraverso la direzione del Reparto Volanti, la responsabilità della Sala Operativa della Questura di Roma e altre attività connesse al pronto intervento, mi ha insegnato quanto siano complesse le decisioni assunte nelle situazioni di emergenza, spesso in pochi istanti e in condizioni difficili da ricostruire successivamente.

Per questa ragione, dopo la tragica morte del fermato a Bologna e l’avvio degli accertamenti giudiziari che coinvolgono alcuni operatori delle forze dell’ordine e del 118, quando sono stato contattato dal direttore di una testata giornalistica per rilasciare un’intervista o una dichiarazione, ho preferito non intervenire.

Ho ritenuto che una valutazione espressa in quella fase, senza una conoscenza completa degli elementi disponibili agli organi competenti, avrebbe potuto alimentare un dibattito emotivo prima che fossero accertati i fatti. La mia convinzione era, ed è, che soltanto la magistratura, con il contributo degli approfondimenti tecnici necessari, possa ricostruire con rigore quanto realmente accaduto.

La funzione pubblica non può inseguire soltanto il consenso del momento. Deve avere il coraggio della responsabilità, anche quando questo significa introdurre una distanza tra l’emozione immediata e il giudizio definitivo.

Le istituzioni, sono “la casa di tutti”. Una casa comune può reggere soltanto se chi la custodisce non la trasforma nello spazio delle contrapposizioni, ma la mantiene luogo di equilibrio, garanzia e fiducia.

È questo il senso dell’etica costituzionale del servizio pubblico: considerare ogni incarico non come uno strumento di affermazione personale o di appartenenza, ma come una responsabilità affidata dalla Repubblica.

Gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana portano un titolo che non rappresenta soltanto un riconoscimento del passato, ma anche un impegno per il presente e per il futuro. La loro testimonianza ricorda che il prestigio delle istituzioni nasce soprattutto dai comportamenti quotidiani di chi è chiamato a servirle.

In una fase storica nella quale il rischio è quello di una società dominata dalla contrapposizione permanente e dalla prevalenza dell’emozione sulla riflessione, difendere il valore delle istituzioni significa difendere la qualità stessa della nostra democrazia.”

Contributo del Prefetto Francesco Tagliente, Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, per il sito della Fondazione.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -