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Alessandro Tesei: “I luoghi abbandonati? Adrenalina pura e amore per la storia”

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Il giornalista Maurizio Scandurra a tu per tu con il più famoso urban explorer italiano. Da Chernobyl alle ville del passato, antologia di una passione contagiosa unica nel suo genere


Agenpress. In un momento in cui viaggiare resta ancora al momento un sogno, c’è anche chi si dedica invece alla riscoperta di luoghi dal fascino del tempo che fu.

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Abbandonati, decrepiti, crollato o ancora miracolosamente intatti poco importa. Posti suggestivi, incantanti, a volte pericolanti e inquietanti, ma pur sempre affascinanti e dal grande richiamo emotivo. Come Alessandro Tesei, stimato e giovane regista, documentarista e fotoreporter, considerato il punto di riferimento assoluto, in Italia in quella che viene per lo più comunemente chiamata ‘urbex’: crasi di ‘urban exploration’, allargata anche a quanto di patrimonio artistico e immobiliare pubblico e privato campagne e borghi scomparsi nascondono.

Sul web, infatti, aumentano in questi giorni di lockdown forzato le visualizzazioni di profili Facebook, Instagram e canali YouTube legati a questo interessante fenomeno culturale sociale di nuova generazione.

40 anni, affabile, cordiale e competente, marchigiano di Jesi – altresì autore per vari rinomati editori italiani di svariate e fortunate pubblicazioni sui luoghi dell’oblio considerate un must nel campo – il giovane professionista è diventato noto nel giornalismo e in rete per essere stato tra i pochi italiani ad aver realizzato più reportage videofotografici su Chernobyl ai giorni nostri, documentando ampiamente e in modo sempre avvincente uno scenario surreale nella storia dell’umanità.

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Ed essersi altresì aggiudicato il l’ambito Premio ‘Reporter Day’ indetto dal quotidiano ‘Il Giornale’ diretto da Alessandro Sallusti con il quale collabora.

A chi gli domanda che estensione ha in Italia il giro di adepti legato alle esplorazioni-fantasma, risponde che “nello stivale sono attivi svariati gruppi di appassionati del genere, divisi per regione e per preferenze. Capita spesso che, vedendo i nostri servizi, i naviganti ci contattino per arricchire la descrizione del luogo con altri aneddoti o dati in loro possesso, e correggere eventualmente quelli sbagliati. Si tratta, per lo più, di persone avanti con gli anni che magari hanno riconosciuto chiese e discoteche ormai sperdute frequentate in gioventù”.

Già, perché l’urbex è una passione contagiosa: “Il mio sito registra in media un milione di visite al mese, e anche sulla pagina Facebook come team riceviamo tantissime richieste. Spesso, anche insistenti e affrettate, da parte di persone che ci contattano evidentemente soltanto per capire ove si trovano certi siti in disuso che, magari, nascondono ancora capolavori e cimeli intatti come se il tempo si fosse improvvisamente fermato. E che potrebbero far gola ai malintenzionati”.

Per proteggerli, il fondatore del popolare sito-reportage Ascosilasciti.com mette subito le mani avanti. E confida che “non diamo mai informazioni a persone che non conosciamo. Succede che di tanto in tanto gruppi di esploratori veri ogni tanto si organizzino ed escano insieme, e lì si vede la dedizione. Se qualcuno a noi noto ci chiede informazioni per visite di gruppo circa un determinato luogo, per il solo piacere di uscire con gli altri, è presumibile che l’intento esplorativo sia dunque fine a sé stesso, preservando i luoghi visitati da eventuali rischi di asportazioni illecite che nel nostro mondo non sono per nulla contemplate”.

Tra i posti maggiormente ambiti, Tesei precisa che “ogni esploratore ha le sue passioni, nel senso che hanno indole diverse: c’è l’archeologo industriale, c’è chi è fissato con chiese, manicomi, parchi divertimenti, industrie dismesse, manicomi, ospedali, monasteri e strutture religiose in genere. C’è chi come me – e siamo i più – cerca le ville, che fra le dimore desuete sono le più belle in cui puoi trovare un gran numero di riferimenti legati alla famiglia che le abitava, giornali, oggetti, documenti che è anche divertente e piacevole leggere scartabellare. Lasciando però sempre tutto come lo si trova, questa è la regola”, ribadisce Alessandro Tesei.

E, sul fil rouge della passione, nascono anche interessanti e proficue collaborazioni tra esploratori di diverse regioni, “come nel caso dei validi amici milanesi del gruppo ’Urbex Squad’ composto da Mattia Brambilla, Geremia Vecchio, Roberto Rossi e Carlo Rivieccio: loro fanno per lo più video, mentre noi reportage fotografici. Ed è costruttivo e utile scambiarsi lealmente informazioni e contatti per arricchire cuore e mente sull’onda di un intento comune”.

Tra le emozioni più inattese e le scoperte altrettanto sorprendenti, “il ritrovamento più importante, per me che amo perdutamente i Paesi dell’est, Bielorussia e Ucraina, è quello di un vecchio hangar con dentro un ‘MIG’, storico aereo da combattimento russo e un cargo ‘Antonov’, l’aereo più grande al mondo. Due cimeli degli anni Settanta dentro un capannone in disuso, insieme ad altri incredibili gioielli, quali missili, meccanici, motori e un piccolo elicottero. A vederli sembrava di volare già pur stando coi piedi per terra”.

Nel suo singolare percorso, Tesei racconta di aver visitato dal 2010 a oggi almeno 700 location abbandonate, di cui un buon 40% rappresentato da ville, e il resto ad argomento vario.

E rivela che “nella ricerca di un luogo abbandonato, oltre ai racconti preziosi degli anziani al bar del paese ove magari si va a fare un sopralluogo, che possono far affiorare la memoria di chiese, ville e antichi locali da ballo o fabbriche dismesse di cui ignoravamo l’esistenza, ci si affida anche a Google Maps: che, talvolta, indica segni utili fra cui strade e sentieri dimenticati o poco battuti, tetti sfondati, piscine svuotate macchiate di verde per via di muschi e muffe anziché vibranti d’azzurro limpido, e vegetazione folta: ed è lì che si concentra l’attenzione, in cerca di nuove emozioni”.

Tra le quali anche “la visita alla città-fantasma di Prypiat, vicino Kiev, abbandonata dopo il disastro nucleare di Cernobyl del 1986. Un luogo magico che ho vissuto a modo mio, dormendo negli appartamenti abbandonati, aspettando albe e tramonti e camminando naturalmente per le strade deserte come fosse la nostra città”.

Guai, inoltre, a chiedergli se ha paura: “Per nulla, anzi. Col tempo diventa una droga, l’asticella va sempre più alto e non puoi più farne a meno. Ma sempre con coscienza, attenzione e prudenza. Nel rispetto dei luoghi e di sé stessi, della propria incolumità e senza pazzie”.

Quali i motivi dell’abbandono di luoghi un tempo da sogno o mille e una notte? “Anche l’immensa tenuta di Michael Jackson ha conosciuto la morte. È in abbandono ormai da diversi anni, come spesso accade ai grandi patrimoni e le munificenti ville nate come ambizioni e desideri personali di una sola persona, di un’unica, grande mente che lavora per ottenere. Oppure passati in eredità a gente incapaci di gestirli che manda tutto rapidamente in malora”

Poi ci sono anche i cambiamenti epocali, “con il trapasso dalla nobiltà alle masse – conclude Alessandro Tesei – che aveva bisogno di servitù e di spazi oggi impensabili anche perché costosissimi. Per i monasteri e i siti sacri il discorso si chiama invece calo delle vocazioni e cambio della crescita economica di una nazione: chi un tempo si faceva religioso o non aveva soldi o le famiglie nobili e importanti avevano bisogno di stringere legami con la Chiesa. Discoteche e fabbriche seguono a ruota. O meglio, a frana. Così come pure i borghi antichi, abbandonati per colpa della fine della mezzadria con lo svuotamento incalzante delle campagne a favore della città. Lasciando così per sempre zone impervie, montane o troppo lontane dalla città lentamente a spopolarsi: tutti segni dell’inarrestabile mutamento dei tempi e del divenire”.

 

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