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Amra, 23 anni, partorisce da sola in cella a Rebibbia. Sindacato polizia, Cartabia dovrebbe vergognarsi

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AgenPress – Amra, 23 anni, italiana di origine bosniaca ha partorito in cella dell’istituto romano di detenzione attenuata, senza assistenza ostetrica, né medica, né infermieristica, come spetterebbe a qualsiasi madre, ma solo con l’aiuto di un’altra detenuta rom, anche lei al quinto mese di gravidanza.

Quando finalmente il medico è arrivato, allertato dagli agenti della penitenziaria, il parto si era concluso. La donna poi verrà trasportata all’ospedale Pertini dove vi è rimasta per cinque giorni.

“Quanto è accaduto in una cella del carcere romano con la detenuta che ha partorito assistita dai sanitari dell’istituto e dal personale di polizia penitenziaria dovrebbe far vergognare la Ministra di Grazia e Giustizia Cartabia, prima di tutto come donna. Inviare gli ispettori ministeriali dopo quanto è successo è tardivo, inutile e non può servire a salvare la coscienza”, sostiene Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato della polizia penitenziaria Spp, ricordando che da diversi anni la sua organizzazione ha lanciato la campagna “nessun bambino in cella” e “purtroppo dobbiamo solo registrare che il numero si è dimezzato ma la situazione di autentica barbarie non è stata superata. È anche questo il segnale del disinteresse istituzionale e della politica per i veri problemi del sistema penitenziario italiano mostrando solo interesse per fatti come quelli di Santa Maria Capua Vetere per i quali si continua a dare grande clamore mediatico”.

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