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Andrea Martella (PD): “Ritrovarsi attorno a valori che hanno spontaneamente riempito in queste settimane le piazze italiane”

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Agenpress. Quello che ormai volge al termine è stato, per il nostro Paese, un anno vissuto piuttosto pericolosamente. Eppure, quest’ultimo tratto di 2019 ci consegna anche qualche elemento di riflessione e di speranza, forse persino di fiducia.

Non voglio parlare, qui, della manovra che il governo di cui faccio parte sta per portare a termine, raggiungendo il primo risultato per cui a settembre è nato evitare un aumento dell’Iva per circa 23 miliardi che avrebbe avuto un impatto disastroso per le tasche degli italiani e per le imprese e tornando ad imboccare la strada di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale.

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Vorrei, piuttosto, riflettere in modo un po’ più ampio su come le forze che sostengono il governo, e per primo il Partito democratico, possano trovare quel giusto «modo di governare ma pure di stare insieme alla gente» di cui l’altro giorno ha scritto Paolo Franchi descrivendo da par suo il movimento delle «sardine» e le sue domande ancora senza risposte.

E evidente che la situazione in cui si trovano tanti italiani, i giovani, larghi strati di un ceto medio che si è impoverito, i lavoratori colpiti e spaventati dagli effetti di una globalizzazione non governata e qui sarebbe bene avere tutti un atteggiamento più o meno autocritico merita- no risposte che nulla abbiano a che fare con tatticismi e riposizionamenti del momento. Quelli lasciamoli ad altri. È bene che il Pd faccia altro, molto di più.

E io direi proprio a partire da quegli elementi di speranza che in queste ultime settimane sono venuti in superficie dopo tutta una fase in cui sembrava che le uniche parole d’ordine capaci di permeare la società italiana fossero chiusura, sovranismo, egoismo, odio,  razzismo, falce news, aggressione verbale, diffidenza per l’altro che poi diventa disprezzo ed esclusione. Le ho scritte di getto, mescolandole, ma credo sia chiaro cosa intendo.

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Ora, ad ogni modo, questo cupo monopolio si è rotto. Perché c’è un nuovo governo? No, certo che no. Anche se averne uno che in Europa ha un’altra credibilità e che in casa cerca di creare un clima diverso, male non fa. La novità più grande è proprio il protagonismo di una giovane generazione che riempie in modo pacifico, positivo e propositivo, le piazze italiane, dagli studenti dei Fridays for future che si battono per l’ambiente alle decine di migliaia di «sardine» che da Bologna sono arrivate fino a Roma dopo aver portato la loro presenza in lungo e in largo per l’Italia. Hanno a cuore il bene comune. Si preoccupano per il futuro. Si sentono «comunità». Non sono «antipolitica». Tutt’altro. Nessun cappello da metter sopra, nessun tentativo di  «egemonia», come si sarebbe detto una volta.

Si tratta però, per il Pd, di aprire porte e finestre, di includere energie e forze nuove, di ritrovare sempre più centralità e radicalità della proposta politica. Oggi c’è soprattutto urgenza di un’azione concreta. All’interno di una visione, ma concreta. E questo è il primo compito di chi governa.

Da dove partire? Per un Paese più moderno e più giusto c’è bisogno di un patto con i cittadini, anche con quelli che hanno perso la pazienza. Se l’Italia cresce poco, se aumentano motivi di sofferenza e disagio, ciò è dovuto a fragilità, a inefficienze diffuse, a ingiustizie, per combattere le quali serve invece proprio pazienza, serve un’azione profonda della politica. Dobbiamo saper conquistare e raccogliere una nuova disponibilità, mettendo in campo credibilità e determinazione, politiche sociali ed economiche inclusive e sostenibili, attenzione concreta ai sentimenti di incertezza e paura. Un governo nato in condizioni così particolari non potrà far tutto. Potrà però provare a restituire una direzione al Paese. Una nuova Agenda, da scrivere subito, all’inizio del 2020.

E così potremo uscire dalla logica emergenziale che ha accompagnato la nascita del governo e trovare un orizzonte di navigazione orientato a obiettivi più profondi della semplice «amministrazione» dei problemi. Se si riuscirà a farlo, mettendo al centro crescita e lavoro, coesione sociale e ambiente, sicurezza e accoglienza, sono convinto che si potrà anche riuscire nell’impresa di tenere insieme il buon governo, le prospettive e l’identità stessa di una forza riformista e di centrosinistra, la voglia di ritrovarsi attorno a valori che ha spontaneamente riempito in queste settimane le piazze italiane.

 

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