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Attacchi informatici: in Italia uno ogni 19 secondi

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AgenPress. Un attacco informatico ogni 19 secondi. E l’Italia, in fatto di sicurezza digitale, è agli ultimi posti della classifica: +667% di colpi messi a segno dagli hacker, +390% di dispositivi colpiti nell’ultimo anno. Una fotografia ancora più buia se si prende in considerazione l’ultimo report della Kaspersky: a gennaio 2021 gli episodi di cybercrime sono aumentati del 60% rispetto alla prima metà del 2020. In ambito scolastico, da luglio a dicembre dello scorso anno sono stati 270.171 gli utenti delle piattaforme di apprendimento a essere colpiti da virus.

Ma quali sono stati gli attacchi informatici più famosi che hanno scritto la storia? L’Unicusano ripercorre le tappe nella sua ultima infografica.

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La storia è ricca di esempi del genere e alcuni sono stati veri e propri attacchi militari, come nel caso della detonazione del gasdotto siberiano a opera della CIA durante la Guerra Fredda. Gli stessi americani, in collaborazione con il governo israeliano, sferrarono nel 2006 un attacco pesantissimo alla centrale nucleare iraniana di Natanz, proprio attraverso l’hackeraggio dei sistemi informatici. Riuscirono così nell’impresa di rallentare il programma nucleare iraniano per anni senza alcun uso della forza.

Ma gli esempi raccontati in questa nuova infografica non si fermano alle azioni di tipo bellico perché molti degli hacking più interessanti sono frutto di singoli informatici o piccole organizzazioni. Nel corso degli anni si sono moltiplicate le condanne per crimini del genere, anche se spesso è risultato difficile risalire ai colpevoli. Il primo caso trattato dalla cronaca mondiale è sicuramente quello dell’allora sedicenne J.J James che nel 1999 riuscì a penetrare i computer della NASA e del Pentagono spiando migliaia di documenti militari riservati.

Nel 2000 è stato diffuso il virus romantico “ILOVEYOU” tramite e-mail con un allegato apparentemente in formato testuale chiamato “LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT.vbs”. Il file in realtà nascondeva un trojan che appena aperto andava a rubare informazioni sensibili. Il worm inviava inoltre una copia di sé stesso a tutti i contatti presenti in rubrica, cosicché i mittenti spesso apparivano come conoscenti e venivano pertanto considerati “sicuri”. La diffusione partì dalle Filippine spostandosi verso ovest fino agli Stati Uniti. Furono stimati danni da 5,5 miliardi di dollari con 50 milioni di computer infettati.

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A metà del 2009, sfruttando due falle nel sistema di controllo dei server Google, dei pirati informatici riuscirono ad accedere illecitamente alla banca dati di multinazionali americane, organi di sicurezza e difesa militare. Questa operazione denominata “Aurora” secondo i vertici Google era stata guidata dal governo di Pechino: molti account Gmail compromessi appartenevano infatti a attivisti americani, europei e cinesi impegnati a difendere i diritti umani nel paese asiatico. Lo scandalo ebbe ovviamente dei risvolti politici ed evidenziò le lacune del sistema di sicurezza Google.

Ma, sicuramente, l’attacco cyber più famoso è quello portato a segno da un gruppo di hacker nel 2012 contro il Vaticano. Il 7 marzo “Anonymous” rese inagibile per due giorni il sito della Santa Sede. I membri ritenevano che nel XXI secolo non potevano esistere ancora le discriminazioni religiose, sessuali o politiche, portate avanti secondo loro dalla Chiesa. I pirati informatici criticavano in particolare la scelta di proibire la sperimentazione su cellule staminali per la ricerca della cura di molte malattie mortali.

Una settimana più tardi, Anonymous hackerò il database di Radio Vaticana in segno di protesta per aver usato ripetitori con potenze di trasmissione fuori dai limiti di legge.

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