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Birmania. Il “giorno della vergogna”, oltre 90 morti, tra questi un bambino di 5 anni

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AgenPress –  Sarebbero più di 90 le persone uccise oggi in Birmania, in una repressione delle proteste contro il golpe militare sempre più sanguinosa, nel giorno in cui l’esercito celebrava la Giornata delle Forze Armate. Lo riferisce il Guardian, citando notizie dirette di testimoni sul posto. “Oggi è un giorno di vergogna per le forze armate”, ha detto a un forum online il dottor Sasa, portavoce del CRPH, un gruppo anti-giunta costituito da legislatori deposti.

Il portale di notizie Myanmar Now riporta che 91 persone sarebbero state uccise oggi in tutto il Paese dalle forze di sicurezza. A Mandalay hanno perso la vita 29 persone, tra cui un bambino di 5 anni, almeno 24 a Rangoon. Altre uccisioni sono state segnalate nella regione centrale di Sagaing, Lashio, Bago, vicino a Rangoon e in altre località. Nella capitale economica del Paese alcuni colpi di arma da fuoco hanno colpito il centro culturale statunitense mentre dagli Stati Uniti arrivava l’ennesimo monito all’esercito contro le uccisioni.

Le vittime totali della repressione seguita alla protesta potrebbero oggi raggiungere quota 400, in una delle giornate più sanguinose tra quelle seguite al colpo di Stato del primo febbraio. Tra i morti di oggi anche un giovane calciatore locale di una squadra under 21.

L’ambasciata Usa in Birmania ha condannato l’esercito per l’uccisione di “civili disarmati” nella repressione delle proteste che sono seguite al golpe di febbraio. “Le forze di sicurezza stanno uccidendo civili disarmati, compresi bambini, proprio le persone che hanno giurato di proteggere”, si legge in un comunicato diffuso sulla pagina Facebook dell’ambasciata.

 

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