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Bologna, Ospedale Maggiore: vittima di gravissimo incidente operata con tecnica innovativa senza trasfusioni

Il Prof. Ucchino: “Questi successi fanno bene anche ai medici, perché dimostrano che risultati del genere sono possibili”


Agenpress. “Personalmente credo nell’importanza del rapporto con tutte le persone che chiedono aiuto alla chirurgia, così come credo sia dovuto il rispetto del loro codice morale etico-religioso. Anche quando tutto sembra troppo complicato, anche quando si devono prendere decisioni difficili”.

Ad affermarlo è il professor Giampiero Ucchino, direttore dell’U.O. di Chirurgia Generale “B”, che in collaborazione con il dottor Gregorio Tugnoli, responsabile della chirurgia d’urgenza dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ha operato con una tecnica innovativa una signora modenese di 53 anni, testimone di Geova, vittima di un gravissimo incidente stradale seguito da pericolose complicanze.

La donna era giunta all’ospedale in stato di incoscienza e con un quadro clinico disperato: presentava infatti un trauma cranico, fratture multiple agli arti, frattura pluriframmentaria a entrambi i femori, dissezione dell’arco aortico, ischemia parziale di un rene e altre lesioni craniche provocate da alcuni trombi. Il Dipartimento di Emergenza, diretto dal dottor Giovanni Gordini, le forniva subito qualificata assistenza districandosi tra la necessità, da una parte, di ridurre la coagulazione ematica per prevenire altri trombi e, dall’altra, di ridurre le perdite ematiche, vista l’esigenza di evitare emotrasfusioni.

Utilizzando le più recenti nozioni sull’utilizzo dell’eritropoietina, del ferro e riducendo i prelievi ematici, il dottor Carlo Coniglio, responsabile dell’U.O.S. Emergenza-Rianimazione, e il suo staff aiutano la paziente a tornare gradualmente a valori di emoglobina accettabili. Purtroppo però, a seguito di alcuni episodi emorragici, in poco tempo l’emoglobina scende fino a 4,5 g/dl (contro i “normali”  12/16 g/dl).

La situazione è seria: c’è la necessità di bloccare l’emorragia, e in fretta. Nonostante i rischi correlati a un intervento d’urgenza, il professor Ucchino decide di operare la paziente, senza ricorrere a emotrasfusioni, utilizzando eccezionalmente la tecnica S.T.A.R.R. “È una tecnica usata in stato di urgenza rarissime volte”, spiega il chirurgo, “in questo ospedale addirittura non era mai stata applicata, ma ero sereno perché stavo proponendo una procedura valida nella quale sono esperto. Contavo, anche grazie all’esperienza accumulata in tutti questi anni, di farlo in un tempo brevissimo”.

L’intervento si rivela efficace e con il trascorrere dei giorni i valori cominciano gradualmente a risalire. La paziente, dopo due mesi di ricovero al Maggiore, viene trasferita, una volta stabilizzata, all’ospedale di Baggiovara di Modena dove si sottopone con successo a un ulteriore intervento agli arti inferiori. Dopo il necessario percorso riabilitativo, qualche settimana fa è tornata finalmente a casa.

Il professor Ucchino non ha dubbi: “Interventi simili, senza uso di emotrasfusioni, sono possibili naturalmente grazie a eccellenze come l’ospedale Maggiore di Bologna, a strutture attrezzate con strumenti all’avanguardia, a un’equipe medica ben addestrata, a un’attenta gestione del paziente dal punto di vista anestesiologico, e – non meno importante – a un rapporto chiaro e rispettoso con il paziente e i suoi familiari. Questi successi fanno bene anche ai medici, perché dimostrano che risultati del genere sono possibili”.

“Tali procedure”, conclude il professor Ucchino, “possono essere applicate con diversi vantaggi a qualunque paziente e non solo ai Testimoni di Geova”.

In Italia ogni anno vengono gestiti circa 16.000 ricoveri di pazienti testimoni di Geova e dei loro figli, senza l’utilizzo di emotrasfusioni. Alcuni interventi sono di routine; altri invece sono decisamente complessi e talvolta in situazioni di emergenza, come in questo caso. La chirurgia che mira a ridurre o a eliminare del tutto le emotrasfusioni è promossa da tempo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute. Richiede professionalità, passione, determinazione e rispetto, ma presenta indubbi vantaggi per tutti. Nel nostro Paese sono già cinquemila i medici che hanno accettato la sfida.

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