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Bovini bloccati in mare da due mesi. Molti sono morti. Oipa chiede a Ue un’indagine urgente

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AgenPress – Sono due le navi per trasporto di animali vivi a bordo delle quali centinaia di bovini sono bloccati da due mesi dopo essere stati rifiutati da più Paesi lungo il Mediterraneo per il timore che fossero infetti dal morbo della lingua blu. Una delle due navi è attraccata a Cartagena in Spagna, ma i veterinari inviati dal governo spagnolo hanno dichiarato gli 864 bovini ancora in vita non possono essere nuovamente trasportati, quindi per loro è stata disposta l’eutanasia. L’altra nave è ora al porto di Famagusta a Cipro.

L’Oipa International chiede alla Commissione europea di avviare un’indagine e sulla violazione del Regolamento europeo sui trasporti di animali. È evidente che le navi che trasportavano i bovini, partite entrambe dalla Spagna a dicembre e dirette in Turchia, non sono state in grado d’attuare un piano di emergenza e hanno costretto i poveri animali a vivere un inferno. Dalle prime ricostruzioni, molti animali sono morti di stenti e sono stati gettati in mare. Mentre i superstiti della nave ferma a Cartagena si avviano all’eutanasia, non si hanno ancora notizie certe sul destino degli animali della seconda nave.

Oipa International chiede, come molte altre associazioni, di porre fine all’esportazione di animali vivi, in quanto incompatibile con il principio di base del Trattato europeo di Lisbona, che all’art. 13 prevede che gli animali siano considerati “esseri senzienti”.

Testo dell’articolo 13 del Trattato di Lisbona: “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale”.

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