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Cassazione. Salvi: “La tentazione del governo della paura ha riflessi anche sul pm

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Agenpress – “Affidare esclusivamente al diritto penale” i valori della società reca “rischi preoccupanti”. Lo sottolinea il Procuratore Generale Cassazione Giovanni Salvi. Dalle sentenze si “esigerebbe”che “veicolino contenuti ritenuti ‘giusti'” perchè ricavati”dalla discussione mediatica”, si rischia di “spostare le politiche” ai “soli risvolti punitivi”.

“La tentazione del ‘governo della paura’, ha riflessi anche sul pm” e dal desiderio di “rassicurazione sociale” a “proporsi come inquirente senza macchia e senza paura, il passo non è poi troppo lungo”.

Davanti alle minacce del terrorismo che attentano alle “radici della democrazia” non si “devono rincorrere esigenze securitarie”: “è invece necessaria l’antica virtù del coraggio” e un contrasto “sempre rispettoso delle garanzie di libertà, che sono poi i valori fondamentali ai quali il terrorismo attenta”.

“Nessun impegno, per quanto grande e professionalmente qualificato, può – rileva Salvi – garantire in maniera assoluta la sicurezza”.

Le scelte sulle politiche migratorie e di ingresso nel territorio dello Stato competono al Legislatore e al  Governo, purché nel quadro di compatibilità con le norme costituzionali e pattizie, prima tra tutte l’obbligo che il nostro  Paese ha assunto per la protezione internazionale di coloro che ne  hanno potenzialmente diritto”.

“In altra parte di questo intervento si esaminano alcuni aspetti dei c.d. decreti sicurezza. Ma se di sicurezza si parla, è bene che sia valutato l’effetto  criminogeno e di insicurezza che discende dalla mancanza di politiche  razionali per l’ingresso legale nel Paese e per l’inserimento sociale  pieno di coloro che vi si trovano” ha sottolineato Salvi.

L’esperienza che in questi anni si è fatta, ad esempio, con la  diffusione del lavoro nero in agricoltura e con il crescere di forme  di oppressione che vanno persino oltre il caporalato, dovrebbe essere  messa a frutto. Gli agglomerati spontanei di lavoratori, privati di un contratto legale e di un trattamento dignitoso, sono una vergogna per  il nostro Paese e una grave minaccia per la sicurezza.

Questa  situazione è ingestibile – sottolinea Salvi – persino per i datori di  lavoro, che vorrebbero poter ricorrere a un mercato del lavoro legale, in regime di concorrenza non falsata e senza il rischio delle gravi  conseguenze penali derivanti anche per l’imprenditore dalla nuova  disciplina dell’intermediazione ex art. 603 bis c.p. Essa incide  sull’accesso al lavoro dei cittadini italiani, perché non si tratta di “lavori che gli italiani non vogliono fare”, ma di lavori che vengono  oggi svolti in condizioni disumane e prive di dignità”.

“Mentre da anni sono chiusi i canali di ingresso legali e ormai non  viene nemmeno più redatto nei tempi prescritti il decreto flussi – si  legge- , la cessazione dell’accoglienza e delle politiche di  inserimento (sanitario, di insegnamento dell’italiano, di formazione  professionale, di alloggio) creeranno tra breve un’ulteriore massa di  persone poste ai margini della società, rese cioè clandestine. Ciò  deve essere evitato per molte ragioni, ma per una sopra ogni altra:  rendere il nostro Paese ancora più sicuro”.

Altri dati nella relazione di Giovanni Salvi: dal calo dei femminicidi – “131 nel 2017, 135 nel 2018 e 103 nel 2019, ma resta un’emergenza nazionale. Aumenta il dato percentuale, rispetto agli omicidi di uomini, in maniera davvero impressionante” – al numero degli omicidi, che sono stati 297 nel 2019, l’allarme per il sovraffollamento carcerario – “ha raggiunto livelli allarmati” –  alla precisazione che le assoluzioni “depurate dagli esiti non di merito” sono state il 21% del totale.

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