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Confindustria. Italia rischia recessione, economia ferma da più di anno, ampliare platea 80 euro

Agenpress –  L’Italia “è ancora sulla soglia della crescita zero rischiando di cadere in recessione in caso di nuovi shock”.

Il Centro studi di Confindustria, aggiornando le sue previsioni, vede oggi una “Italia in bilico tra ripresa e recessione”. A “politiche invariate”, con il rialzo di Iva e accise, gli economisti di via dell’Astronomia stimano un Pil fermo sia quest’anno sia nel 2020 quando, invece, “crescerebbe dello 0,4%” se “l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit”.

“Nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno”, rileva il Centro studi  “i conti pubblici non ne stanno risentendo”.

Alcuni fattori, dalle entrate al calo dello spread ed ai risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza, “hanno influito sui risultati di quest’anno che appaiono migliori di quanto indicato nella NaDef di inizio ottobre”: questo “permette di avere un deficit tendenziale per il 2020 che, anche senza aumento Iva, rimarrà sotto soglia 3% del Pil”.

“Il 2020 potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’economia italiana” ma  “a patto che il dividendo dei tassi di interessa ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati, avviare la riduzione del peso fiscale sui lavoratori e porre il debito pubblico su un sentiero decrescente”. Una linea di azione “in attesa di un rasserenamento dello scenario geoeconomico internazionale”.

Confindustria chiede di ampliare la platea dei beneficiari del ‘bonus 80 euro’ a “quei 4 milioni di contribuenti lavoratori dipendenti incipienti” che oggi sono esclusi: è nel quadro di proposte del Centro studi di Confindustria come “intervento mirato sui redditi da lavoro dipendente per aumentare il netto in busta paga anche ai lavoratori con redditi tanto bassi da non pagare tasse”.

Confindustria chiede anche di allineare all’aliquota del primo scaglione Irpef anche il secondo scaglione: “comporterebbe risparmi fiscali per il 56% dei contribuenti Irpef ed un costo per lo Stato di circa 8 miliardi”. Sì ad un “riordino delle aliquote Iva”, in modo mirato su singoli beni, gli acquisti “delle famiglie con reddito elevato”, ma solo “nel caso si renda assolutamente necessario per la tenuta dei conti pubblici e per evitare altre misure recessive”.

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